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lunedì 27 Giugno 2022
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    «Il computer è donna», eroine geniali e visionarie

    La storia e la scienza dell’informatica è raccontata da Carla Petrocelli nel suo libro, «Il computer è donna». L’autrice, specializzata in storia dell’informatica e della tecnologia, riflette su donne alle quali la stessa storia non ha riconosciuto il ruolo che in realtà hanno avuto. Carla Petrocelli dal 1993 studia la storia del pensiero scientifico ed ha svolto una serie di attività e di ricerche legate maggiormente questa evoluzione. Nel libro si parla di donne che intuiscono l’innovazione nascente per produrre risultati utili ad un futuro in cui sarebbe nata la parola informatica, coniata dall’ ingegnere Philippe Dreyfus nel 1962.

    Eroine geniali e visionarie come Ada Byron che ha posto le basi per la programmazione e l’automazione del calcolo meccanico. Per la prima volta ha messo insieme scienza e immaginazione, facendolo con grande forza e con grande vitalità. Non ha il beneficio della terminologia moderna, gli strumenti per poter parlare di algoritmo, di scrittura, di programma e di rappresentazione di un’immagine però lei già ne parla nel 1843. Oppure Margaret Hamilton, creatrice del software di bordo usato alla base del programma Apollo 11 che ha caratterizzato la missione sulla luna nel 1969. Una donna doppiamente discriminata per il colore della pelle e per il sesso. Hamilton è stata programmatrice Fortran, un software che oggi si studia all’università e che ha salvato, grazie ai suoi calcoli, il rientro del primo uomo in orbita nello spazio.
    «Nella storia dell’informatica non avevo fatto caso che i libri riportavano sempre nomi di uomini. Pensavo che fossero loro i pionieri ed i pensatori e invece no. Un giorno ho visto una fotografia del 1946 che ritraeva un militare che manovrava una macchina, ENIAC, il primo modello di computer. A programmare questa macchina una donna, Kay McNulty. Non aveva tastiere, monitor e tutti gli oggetti che utilizziamo facilmente con l’informatica moderna».
    Tra le invenzioni specifiche troviamo quella di Evelyn Berezin che pensa ad un editor di testi che consente di scrivere con un word molto primitivo permettendo a chi scriveva a macchina di poter modificare, cancellare o spostare pezzi di testo cosa che era assolutamente impensabile prima della sua idea. Il libro racconta anche di Grace Murray Hopper, una donna vissuta fin oltre 90 anni, diventata ammiraglio della marina militare statunitense che ha inventato quel famoso linguaggio, che oggi troviamo sui banchi all’università, in cobol, ovvero la programmazione in C++.

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