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domenica 26 Giugno 2022
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    Nella morsa del racket, 6 arresti nel clan Strisciuglio

    BARI – Richieste estorsive continue, coi pretesti più disparati, che avevano invaso anche la sfera familiare del titolare della agenzia di scommesse. A gennaio scorso, al culmine dell’esasperazione, ha deciso di raccontare il suo inferno ai carabinieri che stamattina hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip presso il Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo, nei confronti di presunti affiliati al clan Strisciuglio, tutti con precedenti penali, accusati, a vario titolo, di concorso in estorsione continuata con l’aggravante del metodo mafioso.

    Gli sviluppi investigativi dei militari del Nucleo Investigativo della Compagnia San Paolo, hanno consentito di accertare che il gestore della sala scommesse aveva subìto una duplice richiesta estorsiva rivoltagli da personaggi appartenenti alla frangia del rione San Pio – Enziteto del clan Strisciuglio. La prima, pari a 30 mila euro , sarebbe stata richiesta a fronte di un iniziale prestito di 15mila euro, a titolo di saldo dei debiti maturati dall’esercente nella gestione di una agenzia di scommesse, di seguito chiusa. Nonostante avesse estinto il debito, gli sarebbe stato intimato di proseguire nel pagamento di 500 euro mensili per alimentare la “cassa” del clan e finanziarne le attività illecite sul territorio. In una occasione, addirittura, gli sarebbe stato chiesto il pagamento di 1.500, per sostenere le spese della cresima della figlia di uno degli arrestati. Una seconda richiesta estorsiva di 10 mila sarebbe stata avanzata da un altro indagato della frangia degli Strisciuglio, stavolta per sostenere le spese legali relative al suo arresto in flagranza, contestando falsamente alla vittima un suo coinvolgimento nella vicenda. Lo stesso personaggio, inoltre, a fronte di un prestito di 7.500 euro per l’avviamento di un’agenzia di scommesse a Bari, avrebbe rivendicato il pagamento di ben 38mila euro come “liquidazione” dopo la decisione di interrompere la presunta co-gestione dell’attività, costringendo il titolare dell’agenzia di scommesse ad assumere fittiziamente lui e sua moglie, senza che svolgessero realmente attività lavorativa. Ma la catena di soprusi non sarebbe finita qui, perché, allo scopo di “ripulire” il denaro illecito, sempre lo stesso indagato, si sarebbe fatto intestare delle vincite in realtà conseguite da clienti del centro scommesse. In almeno una occasione, i taglieggiatori si sarebbero presentati a casa dell’esercente per chiedere soldi, spaventando i suoi familiari.
    La loro spregiudicatezza, come accertato dalle indagini dei carabinieri, sarebbe arrivata al punto che, in più occasioni e in pieno giorno, avrebbero utilizzato come bancomat gli apparecchi elettronici che erogano vincite in denaro, presenti nell’agenzia di scommesse, prelevando soldi, dopo essersi impossessandosi delle chiavi di apertura dei macchinari all’insaputa del titolare. Il gip, condividendo la tesi investigativa, ha riconosciuto a carico degli indagati l’aggravante di aver agito con metodo mafioso, mediante la sopraffazione della vittima e l’utilizzo della forza di intimidazione derivante dalla riconducibilità degli arrestati al clan Strisciuglio, oltre ad aver commesso il fatto al fine di agevolare la frangia a nord del capoluogo dello stesso sodalizio, facente capo a uno dei sei finiti in carcere.
    In carcere sono finiti il 37enne Vito Antonio Catacchio, 37 anni, alias “Carota” o “U russ”, Oronzo Catacchio, 45 anni, detto Renzo o Enzo, Luca Sebastiano, 42 anni, detto “Patana”, Lorenzo Pesce, 30 anni, Leonardo Magrini, 46 anni, alias “Dino”, e Cosimo Profeta 34 anni.

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