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venerdì 9 Dicembre 2022
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    Blitz nella notte contro il clan Loiudice

    Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari è stata emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 24 persone accusate, a vario titolo, di «associazione di tipo mafioso con l’aggravante della disponibilità di armi, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, estorsione, associazione a delinquere finalizzata ai furti di auto e alla successiva estorsione, ricettazione, rapina, turbativa d’asta immobiliare e sfruttamento della prostituzione».

    È l’esito dell’operazione “Logos” che nella notte ha visto impegnati oltre 100 militari nelle province di Bari, Matera, BAT e Torino, in particolare nei comuni di Altamura, Triggiano, Grumo Appula, Matera, Montescaglioso e Miglionico per chiudere il cerchi attorno al clan Loiudice di Altamura.
    L’operazione, avviata alla fine del 2017, è stata eseguita a seguito di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari mediante continui servizi di osservazione e pedinamento, numerose attività tecniche d’intercettazione telefonica e ambientale e attraverso l’utilizzo delle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, che hanno permesso di costruire un solido quadro indiziario in ordine ai gravissimi reati contestati agli indagati.
    Accertati una serie di delitti in materia di armi, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, turbativa d’asta, associazione a delinquere, furti di autovetture ed estorsioni. 
    Le indagini hanno permesso di evidenziare, così come definito dal Giudice nell’ordinanza applicativa della misura cautelare, «la cosiddetta zona grigia», ossia «l’accertata succube sudditanza verso gli interessi del clan Loiudice proveniente da professionisti di varia estrazione, quali dipendenti comunali, sempre pronti ad aderire o addirittura a prevenire con estremo zelo le richieste in ordine ai bisogni o alle aspettative più svariate, anche quando non compatibili con norme di legge o doveri deontologici, per il rispetto portato verso i rappresentanti del clan, ed il desiderio di evitare qualsiasi genere di insoddisfazione dei temibili interlocutori». È il caso, ad esempio, di un dipendente comunale, la cui posizione è tutt’ora al vaglio degli inquirenti, che si era attivato – seppure fuori dall’esercizio delle sue funzioni – per fornire la propria consulenza per regolarizzare l’occupazione abusiva di un alloggio di edilizia popolare, che nel corso dell’indagine è stato sottoposto a sequestro preventivo e restituito all’ARCA Puglia, proprietaria dell’immobile.

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