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venerdì 9 Dicembre 2022
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    Chiesto il rinvio a giudizio per 147 affiliati al clan Strisciuglio

    La Procura antimafia di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 147 tra capi e affiliati al clan Strisciuglio, accusati di associazione mafiosa, traffico e detenzione di droga e armi, estorsioni a commercianti, lesioni e una rissa nel carcere di Bari: a gennaio 2016, 41 detenuti si affrontarono con lamette e taglierini, ferendo anche alcuni agenti penitenziari.

    Nell’aprile scorso furono arrestate 99 persone, al termine di un’indagine di polizia e carabinieri, coordinata dai pm antimafia Lidia Giorgio e Marco D’Agostino.
    L’inchiesta ricostruisce, anche grazie a 21 collaboratori di giustizia, gerarchia e attività illecite del clan, a partire dal 2015, per il controllo del territorio nei quartieri baresi Libertà, San Paolo, San Pio, Santo Spirito e San Girolamo e nei comuni di Palo del Colle e Conversano.
    In caso di processo al clan che contava “killer spietati pronti a seminare il terrore”, come lo definirono gli inquirenti, andrebbero alla sbarra i boss Vito Valentino e Lorenzo Caldarola, i suoi due figli Francesco e Ivan, oltre ai referenti nei vari rioni e città della provincia (Alessandro Ruta, Giacomo Campanale, Saverio Faccilongo,).
    Tra gli episodi contestati anche un tentativo di intimidazione alla famiglia di un “pentito, con 600 grammi di tritolo davanti alla porta di casa, lettere dal carcere con ordini di uccidere, aggressioni con mazze da baseball per donne contese, droga e telefonini fatti entrare in carcere con fionde, droni o grazie a parenti in visita”.

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