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venerdì 12 Agosto 2022
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    Su Lancet Oncology uno studio del Policlinico di Bari sul mieloma multiplo

    Sono stati pubblicati sull’ultimo numero della prestigiosa rivista inglese “Lancet Oncolgy” i risultati dello studio clinico “FORTE” che ha preso in esame soggetti affetti da mieloma multiplo, uno dei più frequenti tumori del sangue, e che sono eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali.

    Lo studio è stato coordinato dal dottor Pellegrino Musto, ordinario di Ematologia all’Università degli studi di Bari e direttore del reparto di Ematologia con trapianto del Policlinico barese, insieme a Francesca Gay dell’Azienda ospedaliera universitaria Città della salute e della scienza di Torino.
    I dati riportati nello studio clinico derivano da 474 pazienti, di 42 centri di ematologia in tutto il territorio italiano, che hanno ricevuto alternativamente e in maniera casuale tre diversi tipi di terapia, con i senza trapianto: «I risultati ci dicono innanzitutto che il trapianto autologo, già ampiamente utilizzato in questa patologia, ma preceduto in questo caso da un diverso e più potente trattamento di induzione a tre farmaci (carfilzomib, lenalidomide e desametazone), rappresenta un possibile nuovo standard terapeutico per i pazienti affetti da mieloma multiplo in grado di sostenere procedure trapiantologiche, essendo ancora risultato, in particolare, superiore a una terapia esclusivamente basata su farmaci e senza trapianto» spiega Musto.
    «Il secondo e ancor più innovativo elemento che deriva da questo studio – continua Musto – è che viene per la prima volta dimostrato che la combinazione di due farmaci (carfilzomib e lenalidomide) risulta essere più efficace nel prolungare significativamente la fase di ‘remissione’ di malattia dopo il trapianto rispetto all’attuale terapia di mantenimento».
    Il mieloma multiplo, caratterizzato prevalentemente dalla presenza di lesioni alle ossa, anemia, aumento dei livelli di calcio nel sangue, infezioni e insufficienza renale (sintomi legati all’infiltrazione del midollo osseo da parte di una popolazione di cellule tumorali definite “plasmacellule”), colpisce prevalentemente persone con un’età media di circa 70 anni. Molti pazienti, tuttavia, sono più giovani e ricevono, dopo una breve trattamento iniziale, il trapianto di cellule staminali autologhe (provenienti cioè dallo stesso paziente), seguito da una terapia farmacologica di mantenimento. «Si tratta di preziose informazioni – conclude Musto – che rafforzano ulteriormente l’importanza ancora attuale del trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche nel mieloma e indicano come poter migliorare ulteriormente i risultati ad oggi ottenuti».
    «Una pubblicazione internazionale che conferma l’alto valore della ricerca scientifica svolta e del legame di stretta integrazione tra clinica, ricerca e didattica, caratteristica della qualità dell’offerta assistenziale del nostro Policlinico», commenta il direttore generale del Policlinico, Giovanni Migliore.

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