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venerdì 9 Dicembre 2022
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    Teatro Petruzzelli, i proprietari propongono mediazione civile

    Per il tramite degli avvocati Ascanio Amenduni e Ciro Garibaldi, la famiglia Messeni Nemagna e i suoi eredi, tornati proprietari del Teatro Petruzzelli di Bari dopo la sentenza della Corte d’Appello, hanno chiesto ad un organo di mediazione, Aequitas di Bari, la convocazione degli enti pubblici (Comune, Commissario Delegato, Ministero dei Beni Culturali, Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli, Regione Puglia, Città Metropolitana e Presidenza del Consiglio dei Ministri) per trovare una soluzione alla vicenda che tiene banco da alcuni giorni.

    Contemporaneamente hanno «inviato una lettera al presidente Draghi per avvisarlo preventivamente della convocazione, che verrà fissata probabilmente prima di Natale, e manifestargli che il miglior mediatore possibile per noi sarebbe lui – spiega l’avvocato Amenduni -, viste anche le lettere inviate al ministro Franceschini finora prive di riscontro».
    «Chiamando in mediazione volontaria tutti gli enti pubblici – spiegano i legali – abbiamo cercato di valorizzare gli strumenti conciliativi che lo Stato ha introdotto con legge nel 2011, rispetto alle delicate situazioni determinate dalle due recenti sentenze della Corte di Appello di Bari».
    I giudici hanno stabilito la proprietà privata del teatro, ordinando al Comune la restituzione alla famiglia, a sua volta condannata a restituire allo Stato gli oltre 43 milioni di euro dei costi della ricostruzione dopo l’incendio del 1991, e hanno dichiarato privo di efficacia il protocollo d’intesa del 2002, in base al quale i proprietari avrebbero dovuto ricevere dalla Fondazione un canone quarantennale di 500mila euro annui.
    «Quel tavolo plurilaterale che fu felicemente realizzato nel 2002 e che finora non è arrivato – spiega l’avvocato Amenduni -, ora può nascere, se gli interlocutori pubblici vorranno, davanti all’organo di mediazione».
    «Ci aspettiamo che le parti convocate si presentino tutte: anche la cittadinanza lo aspetta – dicono i legali -. E se ci convocherà il sindaco, senz’altro non diserteremo una preventiva interlocuzione con lui, come da tempo abbiamo auspicato».

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