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martedì 4 Ottobre 2022
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    «Dove verrà realizzato lo stabilimento Intel? La Puglia è in corsa»

    Gilberto Pichetto Fratin, vice ministro allo Sviluppo economico, è stato ospite ieri a Bari di Confindustria Puglia per parlare di Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La Puglia è in corsa per avere sul proprio territorio un impianto della Intel. Si parla di circa mille posti di lavoro. Quanto manca alla scelta? «Il Ministero dello sviluppo economico ha raccolto tutte le sedi compatibili con le richieste della multinazionale americana. Non so, però, quando verrà presa la decisione definitiva».Da ora in poi il Governo non ha nessun ruolo nella scelta?«No, sarà l’azienda a scegliere. Noi non possiamo fare niente più di quello che abbiamo fatto».Cioè? «Abbiamo raccolto le disponibilità e selezionato le aree che hanno le caratteristiche che Intel chiedeva. Sono in Piemonte, Veneto, Puglia e Sicilia. La valutazione finale la farà solo l’azienda». Non avete neanche una idea di quando accadrà?«Non possiamo prevederli né dettarli. Bisogna vedere che tipo di accordo che si trova anche a livello europeo».Si riferisce alla Germania?«Esatto. La multinazionale americana vuole realizzare nel vecchio continente due impianti differenti: un centro di ricerca e uno di packaging, assemblaggio e preparazione per il mercato dei prodotti».In Italia dovrebbe essere realizzato il secondo…«Al momento, ufficialmente, non abbiamo elementi». Ieri è stato in Puglia, ospite di Confindustria, per parlare di Pnrr. Sabato scorso Anci e Governo hanno trovato una intesa per rendere più facili le assunzioni negli enti locali. Un problema che rischiava di essere il cono d’imbuto dei progetti. Pericolo sventato?«Ci saranno molte assunzione a tempo determinato, anche con delle deroghe. Ad esempio, chi diventava dipendente doveva sospendersi dagli albi professionali. Non sarà più così. Siamo in una situazione di emergenza e dobbiamo usare tutte le forze. Non possiamo sbagliare». Quota 100 ha lasciato gli enti locali con pochissimi lavoratori…«È vero che c’è una debolezza nel sistema ma non può essere una giustificazione. Al limite dobbiamo agire con i poteri sostitutivi perché non possiamo perdere questa sfida».La Commissione Europea ha la lente puntata sull’Italia…«Il Pnrr è un contratto con 528 clausole che dobbiamo assolutamente rispettare. L’Ue ci fornisce le disponibilità economiche ma noi dobbiamo procedere con tutte le azioni normative e di scadenziario di spesa». Anche le nuove assunzioni saranno a tempo determinato. Non si rischia un nuovo flop come il concorso di agosto, quando per 2800 posti hanno accettato solo in 800 ingegneri? «Spero di no. Il Governo deve riuscire a dare le risposte opportune in tempi veloci. Chiaro che se deleghi agli enti pubblici devi avere i dipendenti. Questo non si discute. La scadenza del 2026, quando bisognerà aver speso e rendicontato tutto, non è così distante». Non era più facile accentrare la spesa e non delegarla agli enti locali con il sistema di partecipazione ai bandi?«Per più di 100 miliardi il Pnrr verrà speso su grandi interventi nazionali. Pensiamo, ad esempio, alla rete internet ultra veloce e a quella ferroviaria. L’Italia, però, è anche il Paese degli 8 mila comuni e ci sono molte competenze che vengono gestite a livello locale. Non si poteva fare diversamente».Sarà l’occasione di svolta per il Sud?«Non solo per il Meridione ma per tutto il Paese. Non dimentichiamo che accanto all’aspetto finanziario del Piano c’è anche la parte normativa: le riforme che devono cabiare l’Italia. Il Pnrr ha due gambe». Sul piano economico c’è il vincolo del 40% delle risorse da spendere al Sud. Saranno sufficienti?«Saranno 82 i miliardi, ai quali si aggiungono i 30 del fondo complementare ed i 79 miliardi del fondo di coesione che hanno il vincolo del 70% al Sud. Poi c’è la programmazione dei fondi strutturali ordinari: 80 miliardi di cui verranno spesi al Meridione più di 50. È una dotazione economica veramente importante».L’Italia cresce se cresce il Sud. È d’accordo?«Assolutamente sì, è una sfida mondiale, non provinciale. È qui che ci sono i maggiori spazi di crescita, quindi è inevitabile che può essere il vero traino per l’intero Paese».

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