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giovedì 29 Settembre 2022
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    La mani della mafia sulla Capitanata. Interessi sul territorio e sul mare

    L’operazione “Omnia nostra” dei carabinieri del Ros e della Direzione distrettuale antimafia di Bari ha messo sotto scacco la mafia garganica consentendo di scoprire il salto di qualità del sodalizio capace di associare ad un modello di mafia militare un più evoluto schema operativo di mafia degli affari, con una penetrante capacità di infiltrazione nel comparto agroalimentare legato alle principali risorse del territorio (la pesca e l’agricoltura).

    I 32 soggetti arrestati sono accusati di associazione mafiosa aggravata dalla disponibilità di armi, traffico di stupefacenti, tentato omicidio, porto abusivo e detenzione di armi, intestazione fittizia, autoriciclaggio, favoreggiamento personale, estorsioni, truffe aggravate, furto aggravato e ricettazione, aggravati dal metodo mafioso e compiuti al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa operante nel comprensorio garganico di Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo e Vieste.
    Si tratta di un sodalizio, a suo tempo facente parte di un più vasto aggregato criminale riconducibile ai cd “Montanari”, che, secondo le acquisizioni investigative accolte dal Gip, in un’ideale continuità evolutiva, rappresenterebbe l’attuale assetto della componente facente originariamente capo alla famiglia Romito.
    L’organizzazione, a seguito della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, si sarebbe rimodulata in una compagine sotto le insegne del clan Romito-Lombardi-Ricucci.
    “Il mare è nostro”: è la frase che emerge in una delle intercettazioni di uno dei capiclan. Le organizzazioni mafiose infatti acquistavano prodotti ittici dai pescatori di Manfredonia e li rivendevano in regime di monopolio insieme a cassette di polistirolo e ghiaccio. Tutto in una bolla di omertà.

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