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domenica 25 Settembre 2022
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    Caporalato, blitz nel foggiano: indagata la moglie del capo immigrazione del Viminale. Lui si dimette

    Erano costretti a lavorare per pochi euro da mattina a sera: 5 euro per ogni cassone di pomodori riempito. È quanto emerso dalle indagini dei carabinieri di Foggia che a Manfredonia ha portato a un blitz anticaporalato.

    Sedici le misure cautelari personali e dieci le aziende sottoposte a controllo giudiziario. Tra loro anche la moglie del prefetto Michele Di Bari, capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, originario della provincia di Foggia. Il Viminale ha comunicato in una nota che Di Bari ha rassegnato le dimissioni.
    Sottoposte al vaglio degli inquirenti le condizioni di sfruttamento cui erano sottoposti numerosi braccianti extracomunitari provenienti dall’Africa, impiegati a lavorare nelle campagne della Capitanata, tutti “residenti” nella nota baraccopoli di Borgo Mezzanone, ove insiste un accampamento che ospita circa 2000 persone, che vivono in precarie condizioni igienico-sanitarie e in forte stato di bisogno.
    La complessa e articolata attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Manfredonia e da quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Foggia, ha preso le mosse dalla diffusa situazione di illegalità radicata nelle campagne del foggiano, non indifferente ai Carabinieri che quotidianamente svolgono servizi di controllo del territorio in quell’area.
    I braccianti lavoravano privi dei previsti dispositivi di sicurezza e sotto controllo serrato, non risultavano sottoposti alle prescritte visite mediche e venivano trasportati sui campi con mezzi inidonei, “in pessime condizioni d’uso, pericolosi per la circolazione stradale e per la incolumità degli stessi lavoratori”; molti di loro erano anche sprovvisti di ogni contratto di lavoro.
    I braccianti pagavano per il trasporto e l’intermediazione un ‘caporale’, identificato come un gambiano di 33 anni. L’uomo si occupava di portare ai campi i braccianti che vivevano all’interno della “ex pista” di Borgo Mezzanone, in “pessime condizioni igienico sanitarie”.

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