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venerdì 30 Settembre 2022
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    Erica Mou a Bari ospite del Meeting del Volontariato

    Erica Mou sarà al Castello Svevo di Bari sabato 11 dicembre, nell’ambito della XIII edizione del Meeting del Volontariato, per presentare dal vivo i brani del suo nuovo album “Nature”.

    In oltre dieci anni di carriera la cantautrice biscegliese ha pubblicato sei album, partecipato al Festival di Sanremo (2012) nella sezione Giovani, in cui si classifica seconda, vincendo il premio della critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Radio Tv, realizzato moltissime collaborazioni di prestigio e centinaia e centinaia di concerti in tutta Europa, dove ha calcato grandi palchi come quello del Primo Maggio di Roma, dell’Heineken Jammin’ Festival, del Wind Music Awards e dello Sziget, realizzando anche aperture ad artisti come Paolo Nutini, Patti Smith e Suzanne Vega.
    È apparsa nel film Figli (2020) di Mattia Torre, commedia con Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi, e in Quo vado (2016) di Checco Zalone, oltre ad aver realizzato il brano “Dove cadono i fulmini”, canzone scelta da Rocco Papaleo come colonna sonora del suo film Una piccola impresa meridionale per cui Erica ottiene una nomination ai David di Donatello 2014.
    Abbiamo incontrato Erica per parlare del disco, di sentimenti smarriti e di giovani generazioni.
    Il tuo disco si chiama “Nature”, una parola che si può leggere e declinare in lingue diverse e con significati diversi. Come nascono album e quindi questo titolo?
    “Nature” include lingue diverse perché nasce tra Paesi diversi, è un album che ho pensato in Italia, composto e prodotto in Inghilterra e ultimato in Francia, con le radici salde in Puglia. Le canzoni raccontano le diverse nature di cui siamo fatti, la complessità che ci appartiene e che tendiamo a semplificare. In ogni traccia è fortemente presente un elemento della natura che si fa metafora e ispirazione.
    Il tuo tour approda a Bari e si inserisce nell’ambito degli eventi del Meeting del Volontariato il cui tema di quest’anno è “L’altro che è in me: il volontario allo specchio”. Tema che ben si incastra con “Lo zaino nel treno”, il primo singolo estratto da “Nature”, nel quale usi la metafora dello zaino, per l’appunto, per raccontare come l’essere umano stia perdendo la capacità di amare ed empatizzare con l’altro (virtù, invece, di chi fa volontariato). Se la nostra società dovesse guardarsi allo specchio, cosa pensi vedrebbe?
    Vedrebbe bagagli preziosi abbandonati, pieni di quelle qualità che sono innate nell’essere umano e che costituiscono i nostri superpoteri: la capacità di amare, di empatizzare, di prendersi cura dell’altro, di essere autoironici, di risollevarsi, di armonizzare con la natura, di essere complessi (per tornare al discorso precedente), di essere allo stesso tempo puntini minuscoli nell’universo ma di poter anche fare la differenza nella vita di un’altra persona. Ne “Lo zaino sul treno” c’è la voglia di correre per andare a riprendere questo bagaglio e, senza dubbio, i volontari sono in testa a questa splendida corsa di riappropriazione di umanità.

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