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giovedì 29 Settembre 2022
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    Ilva di Taranto: benvenuti all’Inferno

    In un viaggio verso un festival di poesia in Albania, Alfredo Vasco, attore, regista, drammaturgo della Compagnia Teatrale “A Sud del Racconto”, incontra la poetessa tarantina Mara Venuto. Tanti chilometri per mare e terra alla scoperta di due percorsi diversi ma affini, che approdano sulla terra di un progetto teatrale dalle note drammatiche e salvifiche a un tempo: “Dall’Inferno di Dante all’Ilva di Taranto”, anche stasera al Teatro Barium di Bari.

    Versi dell’Inferno di Dante recitati magistralmente da Alfredo Vasco (che ha calcato le scene con mostri sacri del Teatro italiano come Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà e Leopoldo Mastelloni), intervallati dai racconti delle madri, delle figlie, delle fidanzate delle vittime dell’inferno nostrano dell’Ilva (interpretate da Lidia Cuccovillo, Silvia Cuccovillo, Barbara De Palma, Erika Lavermicocca e Antonella Radicci) e da incursioni multimediali (la musica dal vivo di Tonino Errico e i video di Marco Pezzella); per uno spettacolo che, per la sua forza narrativa, strappa le maschere sociali a cast e pubblico, lasciando le emozioni nude e crude a cercare (e trovare) riparo in un finale luminoso.
    Alfredo Vasco, Dante e Ilva: un binomio molto forte. 
    «Da tempo cercavo il mio modo per celebrare l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante. Ero certo di voler interpretare l’Inferno: con i suoi personaggi, teatralmente è la parte più intrigante della Divina Commedia. Quando Mara Venuto mi ha parlato della tragedia delle donne di Taranto non ho avuto più dubbi neanche sul resto: dovevo costruire un ponte tra il Sommo Poeta e la realtà». 
    “Perdete ogni speranza o voi che entrate” detto all’ingresso del Rione Tamburi di Taranto, che effetto fa? 
    «Ha una forza spaventosa. E le testimonianze di 5 vittime dell’Ilva la fanno percepire ancora di più. Le ho incontrate, e ho percepito l’inferno di queste donne, che hanno perso il compagno, i genitori, i loro bambini. Inimmaginabile il dolore fisico e affettivo che hanno provato. Ho trasformato le loro testimonianze in monologhi teatrali che si intersecano con le sequenze dantesche. I video e la musica (composta per l’occasione) li ho voluti per tirare il fiato, offrire una tregua al pubblico dopo l’impatto con il dramma».
    Uno spettacolo molto intenso, che passa emozioni che chiunque assista fa proprie.

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