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sabato 28 Maggio 2022
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    Il carry back aiuterebbe chi correva prima del Covid

    Sono oramai migliaia le società, stimate in oltre 300.000, che chiudono le loro dichiarazioni fiscali in perdita, verificata anche la particolare situazione congiunturale vissuta in questo biennio. Uno strumento normativo, già utilizzato altrove, che potrebbe alleviare, estinguere lo stock di perdite fiscali accumulate e convertirle in pronta liquidità da immettere nelle imprese è rappresentato dal carry back – loro utilizzo retroattivo. Prima di analizzarlo ed al fine di meglio comprenderlo, sono necessarie alcune premesse normative sul funzionamento nel nostro sistema positivo dell’istituto del riporto delle perdite fiscali. Queste ultime, in base all’art. 84 del Tuir, sono utilizzabili dalle imprese solo per il futuro attraverso il ben noto “riporto in avanti” (carry forward) ossia a scomputo di eventuali utili di futuri periodi d’imposta, cosi ad es. una perdita realizzata quest’anno potrà essere utilizzata in futuro per ridurre l’eventuale reddito del 2023. Per altro, se vi sono ritenute fiscali, crediti d’imposta anche esteri, lo scomputo può essere anche parziale, in quanto l’impresa può utilizzare discrezionalmente solo una parte dello stock di perdite fiscali in dote e trovare cosi conveniente consumare prioritariamente queste posizioni soggettive (magari in scadenza).

    Pertanto, l’Italia ha adottato la cosiddetta loss carry forward, ossia la compensazione verticale delle perdite fiscali di un anno con gli eventuali imponibili positivi degli anni successivi. La perdita fiscale nasce e muore sul soggetto che l’ha generata, operando il divieto di compensazione intersoggettiva delle perdite. Fusioni e scissioni societarie, utilizzate in passato per eludere tale divieto, non derogano a questi presidi normativi. L’adesione al consolidato fiscale, v. artt. 117 ss., del Tuir, per i gruppi imprenditoriali consente anche l’utilizzo orizzontale delle perdite fiscali a beneficio delle società partecipanti, le quali, possono sommare algebricamente i loro risultati fiscali e generare per tale via liquidità per le società che cosi apportano le perdite remunerate.
    Verificate queste premesse normative, nel documento finale sulla riforma approvato dalle commissioni parlamentari si esplicita per la prima volta la volontà di introdurre il carry back nel nostro sistema fiscale, raccogliendo anche una raccomandazione europea sull’utilizzo della leva fiscale per immettere liquidità nelle imprese con imponibili positivi ante pandemia. Tale istituto, consente la deducibilità delle perdite fiscali anche nei periodi d’imposta precedenti a quello di loro emersione (utilizzo retroattivo) e per tale via conseguire il diritto di ottenere il rimborso delle imposte (maggiori) a suo tempo liquidate. Riprendendo l’esempio fatto sopra, una perdita fiscale manifestatasi nel 2022 potrà essere utilizzata nelle annualità ancora precedenti, ad esempio nel 2021, 2020… (la retroattività avrà un limite verosimilmente triennale, v. Paesi Bassi e Francia). Pertanto, l’istituto consente di monetizzare le perdite fiscali e dare respiro ovvero liquidità e risorse alle imprese, senza oneri per lo Stato – avrà maggiori introiti in futuro per via della consumazione, estinzione delle perdite fiscali. Invero, se consideriamo i risultati deficitari delle nostre imprese anche prima della pandemia, in considerazione di un quadro macroeconomico non rassicurante già prima del 2020, l’impatto della novità sarà marginale. Si vuole dire che, se le società oggi in perdita lo erano anche prima del Covid, l’istituto non avrà effetti favorevoli, nella misura in cui premia le società profittevoli ante pandemia e cadute in default per via della stessa. In questi casi, una soluzione per estinguere questi assets ossia lo stock di perdite fiscali potrebbe essere l’estensione della conversione in credito d’imposta della fiscalità differita attiva relative alle perdite fiscali già prevista dalla legislazione dell’emergenza, v. art. 55 dl. 1872020, anche in situazioni diverse ossia senza il limite della cessione dei crediti deteriorati e delle operazioni di riorganizzazione aziendale. La misura del carry back, dunque, resta volutamente selettiva, essendo orientata a premiare solo quelle entità, concedendo loro liquidità, che ante pandemia erano in bonis dichiarando imponibili positivi. L’istituto potrà trovare immediata collocazione all’interno della delega fiscale, in quanto il DL del governo dedica una norma (l’art. 3) alla revisione della fiscalità d’impresa per allinearsi ai maggiori paese europei.

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