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sabato 28 Maggio 2022
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    Bonifiche, Taranto rischia un nuovo scippo di 150 milioni. Turco si oppone con un emendamento

    Non è bastato l’impegno senza bandiere dei parlamentari locali nei mesi scorsi contro l’articolo 21 del Milleproroghe (poi soppresso). Il governo ritenta lo scippo col decreto Ucraina, stavolta non dell’intero malloppo, 575 milioni, ma solo di 150, una parte delle risorse destinate alle bonifiche dei siti inquinati dall’industria pesante nel Tarantino da dirottare verso investimenti in favore dell’attività produttiva dell’acciaieria.

    Ieri sera in tarda serata in commissione Attività produttive e Finanze al Senato il voto di due emendamenti presentati dal senatore tarantino Mario Turco per chiedere l’abrogazione o la modifica dell’articolo 10 del decreto Ucraina. Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha espresso parere contrario all’emendamento soppressivo mentre alla vigilia del voto le altre forze di maggioranza non hanno manifestato sostegno al tentativo di Turco di evitare un nuovo scippo.
    Il decreto del governo all’articolo 10 (Imprese energivore di interesse strategico) autorizza Sace, la finanziaria di Cassa depositi e prestiti, a garantire prestiti fino a 5 miliardi di euro a imprese che gestiscono stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale e al secondo comma prevede che una parte, 150 milioni di euro, delle somme «destinate alla tutela della sicurezza e della salute, al ripristino e bonifica ambientale secondo le modalità previste dall’ordinamento vigente», finiscano a finanziare progetti di «decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, proposti anche dal gestore dello stabilimento stesso ed attuati dall’organo commissariale di Ilva, che può avvalersi di organismi in house dello Stato». Progetti da sottoporre al presidente della Regione.
    Turco ha chiesto di sopprimere il comma o modificarlo affidando quelle somme ai commissari straordinari di Ilva per adottare «interventi di riqualificazione territoriale e riconversione produttiva, anche attraverso la realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile, da destinare al fabbisogno energetico dei centri abitati limitrofi a tali aree, prevedendo il reimpiego di personale ex-Ilva». Soltanto oggi si conoscerà il voto delle altre forze politiche in Senato.
    Intanto a Taranto la coalizione “Ecosistema Taranto 2022” che sostiene il candidato sindaco Rinaldo Melucci esprime preoccupazione per «quello che sta accadendo in queste ore sulla vicenda ex Ilva e per il nuovo tentativo di spostare 150 milioni dalle bonifiche all’azienda». Il gruppo esprime alle ditte dell’indotto e ai lavoratori «tutta la solidarietà che dovrebbe essere propria di ogni tarantino» e chiede un tavolo per concertare col territorio la chiusura delle fonti inquinanti, specie dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo dei giorni scorsi. «Il ministro Giorgetti trovi le risorse per poter avviare un processo di riconversione che oltre ad adempiere alla sentenza della Corte europea sia in grado di garantire lavoro ai dipendenti e all’indotto e aiutare la ripresa di Taranto. Infatti in questi anni difficili sono state trovate somme per rispondere alle emergenze e riteniamo che la messa in sicurezza della transizione del ciclo produttivo sia meritevole della stessa attenzione».

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