Manchette
sabato 28 Maggio 2022
Manchette
Altro

    Il bilancio di De Laurentiis tra presente e scenari futuri: «Portare il Bari in A? Come vincere un Oscar»

    Soddisfazione per il traguardo raggiunto, massima concentrazione per la pianificazione della prossima stagione di Serie B, senza lasciarsi condizionare da «distrazioni esterne». Il presidente della SSC Bari, Luigi De Laurentiis si concede a L’Edicola del Sud, tracciando un bilancio dei suoi primi quattro anni alla guida del club biancorosso e facendo il punto su presente e scenari futuri.

    Tagliato il secondo traguardo che bilancio traccia di questi primi 4 anni alla presidenza del Bari?
    Tre anni in C sono stati lunghissimi, eterni, mi hanno permesso di imparare tanto. Dal punto di vista del bilancio sono contento di due promozioni ottenute in 4 anni. Ovvio che perdere la finale al primo anno di C rimarrà nei miei ricordi a vita. Sono delusioni che scottano. Non c’è dubbio che le difficoltà affrontate mi abbiano insegnato tanto e fatto comprendere meglio la gestione di questo sport. Il bilancio è di soddisfazione: partiti da zero, oggi approdiamo in una Serie che comincia a contare.
    Questo primo quadriennio da presidente di una squadra di calcio come il Bari è stato più complicato di come lo immaginava?
    Non sapevo cosa aspettarmi, non conoscevo la serie D; della C avevo la testimonianza di mio padre per due anni; andando a vedere le partite avevo compreso che non fosse facile. Sulla mia pelle mi sono reso conto di quanto il girone C abbia belle difficoltà e piazze non così semplici da affrontare. È stato più complesso di quello che mi attendevo.
    In che percentuale divide gioie, delusioni e stress?
    Alle gioie assegno un ricco 60%; il restante 40 lo divido tra stress e delusione. Quest’ultima gioia ha ripagato tutti gli stress, i km, le trasferte, la lontananza dalla mia famiglia, sforzi e delusioni dei 4 anni. Non c’è gioia più grande di quando si fatica per un risultato.
    Cosa la rende più orgoglioso e cosa invece rappresenta un grande rammarico?
    Sono orgoglioso di aver portato il Bari in una serie in cui merita di essere, ma soprattutto di aver riacceso davvero l’entusiasmo del tifo. Il rammarico è l’aver mancato il risultato della finale playoff nel mio secondo anno, perché mi avrebbe proiettato in un olimpo diverso.
    Quattro stagioni, cinque allenatori: provi a dare loro una definizione:
    Cornacchini: “L’uomo della rinascita, perché ha fatto ripartire il Bari dalle ceneri”.
    Vivarini: “Titolo mancato per un soffio. Ha perso solo una partita che non si doveva perdere”.
    Auteri: “Ci abbiamo provato”.
    Carrera: “Parentesi troppo breve per poterla catalogare”.
    Mignani: “Una ulteriore seconda rinascita verso un mondo migliore”.
    Sul piano professionale chi l’ha sorpresa maggiormente?
    Ciro Polito mi ha insegnato molto in quest’anno. Lo definisco “uomo da marciapiede”, ossia un uomo che ha vissuto sotto qualsiasi intemperie. Che ha sotto la cintura, “under the belt”, come dicono in America, un’esperienza enorme per cavarsela sempre grazie alla sua intelligenza, alla sua autorevolezza empatica. È come assumere il comandante di una nave che riesce ad affrontare anche il mare forza 10, portandola in porto. Con lui salirei a bordo di qualunque nave, per affrontare qualunque tempesta. Polito è stato quello che è riuscito a raccontarmi meglio cosa volesse dire il gioco del calcio.
    Avete un’opzione sul contratto di Polito per allungarlo al 2024: basta così o state pensando di blindarlo ulteriormente?
    Al momento dobbiamo ancora sederci insieme al mio avvocato Menichini per fare un ripasso di tutte le situazioni. In questo momento stiamo pensando con Ciro a tutti gli step per la prossima stagione.
    E per Mignani?
    Stesso discorso.
    L’autonomia gestionale sancita l’estate scorsa dall’arrivo di Polito è risultata la mossa vincente: è pentito di non averlo fatto prima?
    Col senno di poi e un po’ più di lucidità, sì. Ma attraverso le difficoltà ci si migliora. Non sempre, ma credo che gli errori commessi mi abbiano fatto capire come organizzarmi meglio.
    Dopo la festa di Latina ha evidenziato gli abbracci con il sindaco Decaro, ricordando che vi è stato sempre vicino. Un legame che appare molto saldo dal punto di vista umano e istituzionale: quanto può risultare strategico per il futuro?
    Secondo me è stato strategico dall’inizio. Oggi dopo 4 anni c’è un rapporto di stima reciproca e posso dire, con molto piacere, anche di amicizia. Ci sentiamo anche al di fuori, per problematiche o questioni tecniche da risolvere che riguardano il Comune o la società. Il beneficio è doppio: aver avuto un’amministrazione comunale che ci ha sostenuto e un sindaco che ci ha dato una mano nel valorizzare quello che è il patrimonio sportivo calcistico della città. Il sindaco, da grande tifoso, l’ha sempre capito e pensato, tutelando gli interessi della città, dei tifosi e di imprenditori come noi che sono venuti ad investire tanti denari. Lui con grande rispetto mi ha tutelato e ha aiutato la squadra dove poteva. Una sinergia importante che è sfociata anche in un’amicizia piena di stima. L’ultima volta che sono venuto a Bari ci siamo permessi anche un pranzo davanti al mare come due vecchi amici. A questo do un alto valore dal punto di vista esperienziale, perché fa parte anche della mia contentezza nell’aver conosciuto una grande città.
    Quando Decaro ha lanciato il coro «presidente portaci in Europa», prima della premiazione, cosa ha pensato?
    Ho pensato “guarda questo quanto è tifoso, ha dimenticato l’istituzionalità per fare dei cori”. Però è anche la bellezza di non avere sovrastrutture. Dato il mondo da cui provengo, confrontarsi con una persona che è vera e non ha sovrastrutture dovendo ricoprire anche cariche istituzionali per me è indice di qualità. Anch’io non ho sovrastrutture e cerco di ricoprire la mia posizione con garbo, stile, istituzionalità, ma mi ritengo una persona alla mano. Per questo quando incontro persone così mi sento a casa.
    Decine di migliaia persone in piazza per il pullman scoperto: cosa le resta di quella serata?
    Quella marea di gente che ho filmato resterà nelle mie memorie, nei miei file più importanti di vita. Quella notte (c’era anche mio figlio aggrappato al secondo piano a guardare le persone che ci invocavano) resterà nel mio cassetto degli affetti stretti. Poter testimoniare di aver riacceso una piazza intera ti fa sentire bene, ti dà grande emozione.
    Il traguardo della B è figlio di un’attenta pianificazione e scelte azzeccate, sul piano tecnico e gestionale, dettate dalla volontà di perseguire a tutti i costi l’obiettivo.Questo principio sarà lo stesso che ispirerà il progetto 2022-2023?
    Ho confermato le stesse persone proprio per applicare il nostro metodo e serietà verso un campionato di Serie B che sarà molto complesso e diverso dalla C. Si può partire bene e si può finire in zona retrocessione senza accorgersene. Quest’anno c’erano società che hanno speso due, tre volte le cifre di chi oggi è stato promosso in A. E chi ha investito il doppio è rimasto al decimo posto, ottavo, o andrà ai playoff. Questo la dice lunga su cosa ci aspetta. Non ci presenteremo scarni, ma con una squadra che si difenderà e scenderà in campo e dovrà fare bene. Però il campionato non è facile per nulla.
    Quale indirizzo seguirà per l’allestimento della rosa e che dote metterà nella mani di Polito?
    Questo è ancora tutto da capire. Siamo ancora freschi dall’ultima partita contro il Modena. Nelle prossime settimane ci siederemo e capiremo bene costi e ricavi dell’anno che verrà. E istituiremo un budget in proporzione alla stagione da affrontare.
    Polito le ha già presentato la lista della spesa?
    Ciro, da uomo di esperienza, è già al lavoro. Si sta già costruendo un piano per definire quali giocatori confermare, chi mandare via, chi è pronto per la B e chi no. Si sta settando mentalmente a tutte le mosse strategiche da adottare quando dovremo prendere delle decisioni.
    Multiproprietà: in primo grado è stato rigettato il vostro ricorso contro le modifiche dell’Art. 16 delle Noif: esito scontato o una sorpresa?
    Nessuna sorpresa, anche perché ci sono vari gradi di giudizio. Sapevamo che ci sarebbe voluto un po’ di tempo. Restiamo concentrati, i nostri avvocati sono pronti ad andare avanti negli altri gradi di giudizio.
    Crede fino in fondo nella terzietà della giustizia sportiva o si fida più di quella ordinaria amministrativa vista la particolare fattispecie in esame?
    Mi auguro che questa questione si possa risolvere; è indifferente chi lo faccia. Mi auguro che si comprenda cosa rappresenti aver cambiato una norma dopo averci permesso di prendere il titolo sportivo, iscriverci per il quarto campionato consecutivo e immettere tanti milioni per riportare in alto una piazza che al calcio fa comodo. Bari che arriva in Serie B arricchisce dal punto di vista degli economics il mondo del calcio, innalza il livello di qualità dei bacini d’utenza che contano in Italia.
    Da appassionato di F1 e motori, dove mette il Bari sulla griglia di partenza della B?
    Mi piacerebbe saperlo. Nel momento in cui avremo finito di progettare per capire la griglia bisognerà fare i test (il ritiro), poi altri test (le amichevoli), arrivare alle sessioni libere e poi alle qualifiche. Dopo la qualifica saprò rispondere.
    La costruzione del Bari 2022-2023 e gli obiettivi in campionato saranno condizionati dal «nodo multiproprietà» e dall’iter giudiziario?
    Queste cose fanno comodo a chi vuole mescolare le carte, trovare problematiche. In verità noi andremo dritto per dritto verso la giusta tipologia di investimento. Cerchiamo di valorizzare questo Bari. Chi può dirlo che effetto produrranno gli investimenti: è un terno al lotto.
    I tifosi temono un Bari con il freno a mano tirato come accaduto per la Salernitana rimasta sei anni in B: se la sente di rassicurarli?
    Più che altro eviterei di fasciarmi la testa. Non abbiamo fatto ancora dichiarazioni; non abbiamo fatto il mercato. Direi ai tifosi di stare tranquilli. Il Bari non ha alcuna intenzione di retrocedere. Il tifoso deve pensare che già riuscire ad affrontare un primo anno di B da protagonisti, quindi mantenendo la categoria, sarebbe già un traguardo. Questo a priori dal fatto che io tenga il Bari per altri 5, 6, 7 anni o a vita. Affrontare un primo anno di B non è facile per nessuno. Quello che si deve augurare il tifoso è che questa prima stagione venga costruita in modo tale che il Bari riesca a restare in B. Poi le sorprese non mancano. Guardate la Cremonese che ha investito abbastanza, ma non quanto squadre rimaste sotto. Uno step alla volta. Quando sono arrivato allo stadio dopo Latina c’erano 2500 tifosi che invocavano già la Sere A. Ho detto, “un attimo, godiamoci la fine del campionato e poi la prima di B”, altrimenti non godiamo nemmeno passaggi sudati e costruiti sul lavoro e sui sacrifici. Ma penso che questo faccia parte della natura umana.
    A giudicare dalle parole di suo padre la vendita del Bari sembra l’unico scenario possibile o più probabile in caso di sconfitta nei tribunali. È davvero così o c’è una strada alternativa per cambiare la storia e difendere anche i vostri investimenti?
    Chi può dirlo, questo dipende anche da ciò che avverrà nei prossimi anni. Dipende dai ricorsi; dai risultati, dalle offerte che potrebbero arrivare. Difficile dire cosa faremo. Né io, né mio padre siamo abituati a girare intorno. Inutile catalogare cosa accadrà. Perché io non lo so. Beati loro, tra tifosi e giornalisti che sanno già tutto. Mio padre ha risposto d’impulso, come capita a me. Ma alla fine nessuno ha la risposta di cosa potrà succedere.
    Bari-Casillo, dopo la partnership si è fatta molta dietrologia, in modo anche ingeneroso verso la sua gestione. Lei disse a Natale che il Bari comunque vada finirà in buone mani. Può essere un’ipotesi concreta in caso di cessione?
    È come quando sono arrivato allo stadio dopo Latina. Arrivo davanti ai giornalisti e si cerca un altro significato a questa partnership. Sinceramente sono reazioni che non approvo moltissimo, perché non fanno parte del mio modo di lavorare. Lavoro costruendo mattone dopo mattone. Fare dieci salti in avanti, complottismo, dietrologia e speculazione non mi appartengono.
    I tifosi le chiedono un grande Bari. Qui da sempre si sogna non solo la Serie A, ma di poter solcare un giorno palcoscenici internazionali. È solo la sceneggiatura di un bel film che chiuda la trilogia Bari, o un obiettivo concreto per il futuro?
    Come poter rispondere? Vedere il Bari in A, dopo aver vissuto questa piazza, ma qualunque piazza, penso alle immagini di festa della Cremonese, del Lecce, significherebbe tantissimo. Chi non vorrebbe riportare una squadra nella massima serie. Credo sia un bel sogno per tutti poter regalare a se stessi, ai tifosi e ad una città intera la A. Sarebbe come vincere l’Oscar. Il mio primo pensiero è di fare bene la B.
    Il caso Lucioni e lo striscione «Odio Bari», che ne pensa?
    Voglio puntare sulla sua buona fede nel non aver letto lo striscione. Se fosse stato un mio calciatore non avrei apprezzato il suo comportamento. Noi che siamo dentro il calcio non ci possiamo permettere di fomentare un mondo che rispetto ad altri sport ha già un po’ troppe violenze, figlie di una cultura del passato. Ma poiché voglio credere alla sua buona fede non lo condanno assolutamente. Sicuramente è un episodio che non fa bene al calcio in generale, al di là di Bari e Lecce. Sicuramente non accetterò mai prese di posizione violente.
    Tutto pronto per il ritiro? Si va verso l’Abruzzo a Roccaraso, una scelta per coinvolgere maggiormente i tifosi?
    Diciamo che la scelta è strategica: al di fuori di una regione che ci ha accolto a braccia aperte è una meta facilmente raggiungibile. Mi auguro che i tifosi possano giungere lì e far sentire la propria presenza a un gruppo di calciatori che ha bisogno costantemente di sentire la città e i tifosi vicini. L’attenzione e l’affetto stimolano la motivazione del calciatore.
    Tornerà la campagna abbonamenti: che risposta si aspetta? Teme che le incertezze sul futuro possano condizionare l’entusiasmo?
    Da una parte può dipendere anche dalle incertezze della guerra; non so se questo inflazionerà le economie basiche del quotidiano. Spero che questo non intacchi la possibilità di poter fare un buon numero di abbonati, ma solo per dimostrare a ogni curva che Bari è una grande piazza. Visto che Bari ad oggi, toccando le 200mila presenze dopo la Supercoppa, come presenze spettatori di un anno sarebbe undicesima in Serie A. E saremmo comunque i primi in B.
    Quanto l’hanno sorpresa Bari e la Puglia in generale?
    Ho trovato un’imprenditoria molto sana, grande senso di civiltà, di pulizia, di ordine. È stato fatto un grande lavoro dal presidente Emiliano e dal sindaco Decaro, che hanno trasformato anche la mentalità e il senso di civiltà. Un orgoglio in più per noi italiani di scoprire eccellenze in luoghi come la Puglia e Bari.
    Lei ha viaggiato moltissimo in giro per il mondo per lavoro: Bari e la Puglia possono rappresentare davvero terreno fertile per investimenti ad ampio spettro?
    Non nego che Bari sia antica dal punto di vista delle contaminazioni delle grandi città. Ha tantissime imprese locali e pian piano vedo che stanno arrivando brand nazionali o internazionali che vanno dall’hotellerie, alla ristorazione, ad investimenti locali nell’ambito sportivo. Proprio per questo fermento ho pensato in questi anni a potenziali sviluppi per arricchire la città di novità che al momento, secondo me, una città come Bari potrebbe avere in futuro. Visto che gode di un ottimo turismo ci sta un’evoluzione che porti brand nuovi.
    Come staccherà la spina?
    Dopo il ritiro sto pensando di andare in Salento per una decina di giorni.

    - Inread Desktop -
    - Taboola -
    - Inread Mobile -
    - Halfpage Desktop -
    - Halfpage Mobile -

    Altri articoli