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mercoledì 29 Giugno 2022
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    Ssc Bari, multiproprietà: a metà giugno si discute il ricorso in appello


    Fine primavera bollente non solo per il caldo in casa Bari: a metà giugno è stata fissata l’udienza presso la Corte Federale d’Appello della FIGC in cui verrà discusso il ricorso «bis» presentato dal club biancorosso contro le modifiche delle norme sulla multiproprietà. Si tratta del secondo step dopo la netta bocciatura in primo grado da parte del Tribunale Federale presieduto da Carlo Sica. Nel mirino della famiglia De Laurentiis, assistita in giudizio dall’avvocato Mattia Grassani, l’art. 16bis delle NOIF, aggiornato in seguito alla delibera approvata all’unanimità dal consiglio federale del 30 settembre 2021 che, allineando le norme regolamentari a quelle dello Statuto, ha sancito il divieto assoluto di multiproprietà nel calcio professionistico: «Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica», recita il comma 1 della nuova norma. Non solo: la FIGC ha posto in modo inderogabile il termine del 30 giugno 2024 per rivolvere il nodo della gestione tra Bari e Napoli. Per quella data una delle due società dovrà essere necessariamente ceduta. In caso di inadempimento sarebbe il Bari la società più penalizzata andando incontro alla revoca dell’affiliazione.

    Con il ricorso in appello l’obiettivo di Aurelio e Luigi De Laurentiis è tentare di annullare la delibera, fortemente voluta dal presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, e tornare alle disposizioni transitorie. Norme che non vietavano in assoluto la multiproprietà, ma solo nel caso in cui due club gestiti dalla stessa azienda militassero nella medesima categoria.

    In primo grado il Tribunale Federale ha rigettato il ricorso presentato da Bari e Napoli spiegando come fosse «nell’interesse generale allineare le norme regolamentari a quelle dello Statuto per valorizzare il merito del Campionato e della competizione sportiva», evidenziando che «l’orizzonte temporale del 30 giugno 2024 permetta alle società di compiere ogni opportuna valutazione, rimodulando i propri investimenti». Tra i punti bocciati anche la presunta violazione della libertà di iniziativa economica, aspetto che figura tra le questioni centrali del ricorso. Un principio che secondo le motivazioni fornite in primo grado dal Tribunale «non è, nel contesto sportivo, un valore assoluto, ma subordinato piuttosto alla preminente garanzia di correttezza e regolarità delle competizioni».

    Diametralmente opposta la posizione di ricorrenti: motivazioni «generiche e superficiali», ha ribadito di recente l’avvocato Mattia Grassani a L’Edicola del Sud, sottolineando che «si è concentrata l’attenzione sulla scelta della FIGC di vietare le multiproprietà, ma non sulla norma transitoria che pregiudica diritti acquisiti di Filmauro che fino ad oggi si è mossa nel pieno rispetto delle regole». «Non si è considerato il fatto che la norma esisteva dal 2013 – ha stigmatizzato Grassani- e nessuno aveva mai evidenziato la necessità di adeguarla allo Statuto Federale, semplicemente perché non c’era nessun disallineamento».

    In appello Bari e Napoli cercheranno dunque di far valere le stesse ragioni su cui si fondava il primo ricorso. La decisione della Corte Federale d’Appello arriverà nello stesso giorno dell’udienza. In caso di ennesima bocciatura, dopo la pubblicazione delle motivazioni, i due club avranno 30 giorni di tempo per ricorrere al Collegio di Garanzia del Coni (terzo grado di giudizio). Di fatto si andrebbe ben oltre l’estate, a campionato di Serie B già iniziato, per concludere l’iter della giustizia sportiva. Dopodiché, in caso di ulteriore esito negativo, resterebbero il TAR del Lazio e il Consiglio di Stato (giustizia ordinaria amministrativa) per tentare di vincere il braccio di ferro legale.

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