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venerdì 12 Agosto 2022
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    Maturità: lo studio di una funzione allo Scacchi, una versione di Seneca al Flacco. La seconda prova degli studenti baresi

    Uno studio di funzione con logaritmo, equazione parametrica di una parabola, integrali al liceo scientifico Scacchi; una versione di Seneca da tradurre dal latino in italiano con un brano tratto dalle “Lettere a Lucilio” al classico Quinto Orazio Flacco.

    Sono le tracce con le quali si sono dovuti cimentare i maturandi che frequentano i due istituti baresi.

    Umberto e Giuseppe, classe 5H Cambridge dello Scacchi, ex compagni di banco, sono tra i primi a concludere la prova. «È stato più facile del previsto – dice Giuseppe -. I problemi erano su argomenti che ci aspettavamo». «Poiché siamo tra le classi che sono arrivate più avanti nel programma – spiega Umberto -, per noi la traccia è stata particolarmente facile perché adeguata a chi invece era più indietro».

    Anche per Maria Chiara, 5N, «è andata benissimo, nonostante la traccia fosse mediamente difficile. Non c’erano brutte sorprese. Temevo i limiti notevoli, che c’erano in un esercizio ma l’ho evitato, scegliendo altri dei quesiti proposti». Gli studenti hanno avuto 6 ore per completare l’esame e quindi avranno tempo fino alle 15.

    All’esterno dell’istituto, nel centro di Bari, si affaccia anche qualche genitore in ansia. «Per me sono i terzi esami di stato» dice la signora Ornella, che dopo aver affrontato i propri e qualche anno fa quelli di una figlia, oggi vive la maturità del figlio Giovanni. «Ha studiato tanto, è un ragazzo eccellente – dice – ma l’emozione per l’incognita della prova oggi la sentiva, poi dopo due anni di pandemia nei quali i ragazzi si sono disabituati alle prove in presenza».

    Gaia, maturanda del Flacco ammette che «il Covid ci aveva disabituati al compito in classe e alla scrittura a mano, quest’anno ci siamo trovati ricatapultati e per questo ero molto nervosa, ma Seneca era proprio l’autore che speravo di trovare». Alla domanda se la prova sia stata difficile, risponde “ni”, «non difficile la prova in sé, perché con Seneca dopo aver ragionato un po’ sul testo si arriva alla costruzione delle proposizioni, quanto l’ansia di non farcela. Comunque meglio Seneca – conclude – che è la base del quinto anno, tra i primi su cui ci si sofferma molto. Temevo Tacito».

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