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venerdì 7 Ottobre 2022
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    Sindaci, assessori, professionisti: ecco uomini e donne di Decaro

    Amministratori esperti, abili nel comunicare e capaci di fare rete nel mondo dell’associazionismo. Meglio ancora se donne o al di fuori del ceto politico “tradizionale”. Ecco l’identikit delle personalità che il sindaco Antonio Decaro ha suggerito ai vertici del Partito democratico come possibili candidati alla Camera e al Senato. Indicazioni, quelle emerse ieri nel vertice romano a tre col segretario dem Enrico Letta e il governatore pugliese Michele Emiliano, utili anche per comprendere la “geografia” della classe dirigente di Bari e dintorni.

    Sia chiaro: la prima richiesta rivolta da Decaro al segretario Letta è stata la conferma di Marco Lacarra, deputato e segretario regionale del Pd, al quale è storicamente legato. Per il resto, il sindaco ha indicato una strategia ai vertici dem: «Falliti il campo largo col M5S e l’alleanza con Azione – spiegano dall’entourage del primo cittadino – bisogna necessariamente aprirsi al territorio». Di qui l’indicazione di almeno due componenti della giunta comunale barese che potrebbero essere candidati nel collegio uninominale della Camera o in quello del Senato. Buone le chance del vicesindaco Eugenio Di Sciascio che, forte dell’esperienza da rettore del Politecnico, è riuscito ad attirare numerose aziende e a mettere la città sulla lunga strada della digitalizzazione. Altrettanto concreta è la possibilità di vedere candidata al Parlamento una – se non addirittura due – delle assessore, soprattutto se si pensa all’attenzione che il sindaco ha sempre riservato alle quote rosa: Carla Palone e Francesca Bottalico, delegate rispettivamente allo Sviluppo economico e al Welfare, sembrano in vantaggio sulle colleghe Paola Romano e Ines Pierucci. E c’è persino chi vede in uno tra Di Sciascio e Palone il possibile successore di Decaro alla guida del Comune: «Il discorso è prematuro – precisa un habitué di Palazzo di città, storicamente vicino al sindaco – anche perché difficilmente il centrosinistra rinuncerà al metodo delle primarie e al confronto all’interno della rete delle esperienze civiche urbane. Ma non c’è dubbio sul fatto che la candidatura al Parlamento sia un riconoscimento del lavoro svolto e offra una vetrina importante per chi nutra ambizioni di crescita».

    Allontanandosi da Bari, emerge il nome di un’altra donna: Fiorenza Pascazio, sindaca di Bitetto, “premiata” dal fatto di essere ben inserita nella rete degli amministratori locali in quanto rappresentante dei Comuni pugliesi nell’Agenzia regionale per i rifiuti. E poi c’è Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto, considerato un abile amministratore, che alle ultime comunali non ha avuto la possibilità di ricandidarsi perché già al secondo mandato.

    Se dalla politica si passa alla società civile, il nome non può che essere quello di Michele Laforgia, avvocato di grido e padre dell’associazione “La giusta causa” che nel tempo è stata in grado di coinvolgere una fetta consistente della società nel dibattito sul futuro di Bari. In più, dalla sua parte Laforgia ha il fatto di essere “figlio d’arte” (il padre Pietro Leonida fu per breve tempo sindaco del capoluogo pugliese) e di convogliare il consenso di ampi settori della sinistra.

    Aprendo le candidature al civismo e agli amministratori locali, Decaro punta a due obiettivi: «Il primo è quello di aiutare il Pd a uscire dall’impasse in cui è piombato – conclude un fedelissimo del sindaco – e, per questa strada, assicurarsi un governo “amico” che lo aiuti a portare a termine i progetti avviati».

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