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sabato 1 Ottobre 2022
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    Bari, polveri sottili: per la legge italiana il dato è buono, ma non per l’Oms

    I dati delle centraline dell’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente (Arpa), dislocate in alcuni dei punti più trafficati della città, parlano chiaro: dal primo gennaio a oggi, sono solo nove i giorni in cui è stata superata la soglia di particolato (PM10) nell’atmosfera, oltre il limite imposto dalla legge italiana di 50 microgrammi al metro cubo (µg/m3). Le stazioni di rilevamento di via Caldarola, di viale Kennedy, del Cus, di Carbonara e di corso Cavour, segnalano quali giorni di sconfinamento il 16 (51 µg/m3), il 25 (58 µg/m3) e il 31 marzo (53 µg/m3), il 24 (56 µg/m3), il 28 (60 µg/m3), il 29 (71 µg/m3) e il 30 (59 µg/m3) giugno e i primi due giorni di luglio (70 e 58 µg/m3). Dati che confermano il trend di diminuzione dell’inquinamento a Bari, registrato negli ultimi tre anni. Rispetto allo stesso periodo, ossia i primi sette mesi, l’anno scorso sono state undici le giornate nere per l’ambiente, con una quantità di particolato nell’aria che ha superato anche anche di 30 microgrammi il valore non-ultra imposto dalla legge nel 2010, arrivando a toccare gli 84 µg/m3 del 26 febbraio e i ben 104 µg/m3 del 24 giugno. Dati che documentavano la ripresa della vita “normale” dopo lo stop imposto dalla pandemia, considerando che, nei primi sette mesi dell’anno del lockdown, il 2020, le centraline non hanno segnalato nessun giorno di sconfinamento. Ma c’è un ma. Su 212 giorni esaminati, oltre 150 superano il valore consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sotto il quale rimanere per limitare i rischi del particolato sulla salute umana: 20 µg/m3.

    La presenza di particolato nell’aria è un indicatore fondamentale da monitorare, in quanto capace di fornire una fotografia chiara sulla salubrità dell’atmosfera di un certo luogo. Per particolato si intendono, infatti, tutte quelle sostanze, solide e liquide, sospese nell’aria e ritenute altamente inquinanti. All’origine della diffusione di particolato nell’atmosfera possono esserci sia fenomeni naturali, come l’erosione, causata dal vento, di rocce ed altre superfici, la formazione di aerosol marino, le tempeste di polvere, gli incendi o la fuoriuscita di gas vulcanici. Ma le cause di produzione di particolato sono sempre più quelle legate all’attività umana e, in particolare, soprattutto nelle aree urbane e metropolitane, il traffico veicolare, portuale e la produzione industriale. Il PM10 è infatti uno dei principali componenti dei gas di scarico degli autoveicoli, degli impianti industriali e delle emissioni portuali. Gli effetti sulla salute umana del pulviscolo presente nell’aria sono molteplici, e vanno dalla tosse e dal catarro, all’asma e alla diminuzione della capacità polmonare fino all’insorgere di patologie gravi come disturbi cardiaci e tumori alle vie respiratorie. Per limitare i rischi sulla salute umana, l’Oms è perentorio: non vanno superati i 20 µg/m3. Stando a questo dato, il territorio del capoluogo levantino, pur registrando valori generalmente sotto la soglia prevista dalla legge italiana, veste, a buon diritto, la maglia nera. Sono poco più di 60 i giorni in cui si è potuta respirare aria veramente salubre. Due mesi su sette. La strada da fare, quindi, è ancora molta e l’auspicio è di percorrerla a zero emissioni.

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