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giovedì 1 Dicembre 2022
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    Bari regina delle start up al Sud ma il Nord è ancora troppo lontano

    Boom di start-up a Bari: su 100 mila imprese registrate, quelle costituite da poco sono ben 397. Ma la quota delle nuove aziende non è l’unica notizia positiva per l’ex provincia: queste hanno dimostrato di saper reagire meglio del 2020 alle variabili del mercato, e soltanto 5 imprese su 100 mila hanno dovuto chiudere i battenti. Ma, quanto a occupazione, Bari ancora non brilla, fermandosi al 65% per gli uomini e al 66% delle donne, ben al di sotto rispetto alle percentuali delle provincie del Nord.

    Sono questi i risultati riportati nel dossier sulla Qualità della vita, pubblicato da Italia Oggi, alla voce “Affari e lavoro”. Qui, il capoluogo pugliese si colloca al 76esimo posto, perdendo un “gradino” rispetto allo scorso anno. Un risultato che, inoltre, mette in luce i gap tra le provincie del Nord e quelle del Sud: una ferita che spacca il Paese e che non risparmia l’ex provincia. Si prenda, per esempio, il già citato indice relativo al tasso di occupazione maschile.

    Ad aprire la classifica sono tre provincie settentrionali: Bolzano, Brescia e Pordenone. Nella provincia del Trentino Alto-Adige, lavora il 77,5% degli uomini tra i 15 e i 64 anni, decisamente sopra la media nazionale che, stando ai dati pubblicati da Istat lo scorso settembre, si attesta 60,2%. E la stessa cosa vale per le Brescia e Pordenone, dove gli occupati sono il 76,85% e il 76,8%. Insomma, risultati che fotografano una situazione nettamente diversa da quella del Sud. Perché, se nella città metropolitana gli occupati rimangono (leggermente) sopra la media nazionale, il 65%, in fondo alla classifica si trovano provincie meridionali: Palermo (50%), Napoli (50%) e Crotone (44%). A confermare di questa differenza, è anche il tasso di occupazione femminile, che vede primeggiare le stesse tre provincie dove gli uomini lavorano di più: Bolzano (77,5%), Brescia (76,8%) e Pordenone (76%). Anche qui, il capoluogo non splende fermandosi alla 77esima posizione con una percentuale del 66 delle donne occupate. E, anche qui, chiude la classifica il Sud: Palermo (50%) Napoli (50%) e Crotone (44%).

    A far ben sperare può essere, però, il dato relativo alle start-up e alle piccole e medie imprese. Quelle che sono nate nell’ex provincia nel 2022, ogni mille imprese già registrate, sono 397,66. Un dato decisamente positivo: la città metropolitana siede d’onore nella top-ten, collocandosi decima in un podio fatto tutto da città del Nord. Il maggior numero di imprese neonate, su quelle già registrate alla Camera di commercio, si trovano a Milano (1095), Trento (550) e Roma (546). Ma non c’è solo la novità di un capoluogo che è primo al Sud per iniziative imprenditoriali. Perché, se questo è vero, è vero anche che il mondo delle aziende “resiste”, alle variabili del mercato, ben più che altrove. Le imprese cessate ogni 100 mila attive sono state 5,15. Un risultato che fa tirare un sospiro di sollievo sulla tenuta di queste negli anni forti della pandemia e che, si spera, rimanga invariato in quello della guerra russo-ucraina.

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