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giovedì 1 Dicembre 2022
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    Voluntary disclosure, si inaugura un innovativo approccio analitico

    Si fa sempre più verosimile l’ipotesi di una riapertura della voluntary discloure Vd. Trattasi di un ravvedimento operoso rinforzato di volontaria emersione dei capitali, patrimoni detenuti oltre confine ovvero ovunque detenuti – anche in Italia – e mai dichiarati al Fisco. Un’autodichiarazione con autoliquidazione degli oneri fiscali dovuti ora per allora sui patrimoni e redditi evasi. Dunque, la Vd inaugura un innovativo approccio analitico ossia uno schema diverso dai precedenti scudi fiscali che si basavano su soluzioni forfettarie. L’obiettivo del Governo, è riproporre lo schema della I e della II Vd, aa. 2015 e 2017, attraverso una riapertura dei relativi termini con un suo verosimile allargamento alle criptovalute (sono assimilate alle valute estere gravate del quadro Rw) ed al contante (oltre 200 miliardi). Una scelta condivisa, equitativa di equilibrio sostanziale e di finale ragionevolezza (l’ideologia distante dall’economia).

    La voluntary avrà un effetto di stabilizzazione del rapporto fiscale di bonifica di tutte le attività ovunque detenute anche in Italia e dunque un risultato finale totalizzante, universale nella misura in cui tutte le evasioni ovunque riallocate o costituite saranno riassorbite, coperte dall’intervento premiale (estinzione dei reati fiscali ed extrafiscali ovvero di riciclaggio ed autoriciciclaggio). Anche soggetti diversi da quelli gravati dal quadro Rw ossia le società potranno regolarizzare le proprie evasioni. Il riferimento è, alla Vd duale già prevista nelle nn. 2 precedenti edizioni della voluntary, in cui si consentiva a tutta la verticale dell’evasione endosocietaria (non solo gli anelli finali, terminali ossia i soci) di regolarizzare le proprie violazioni tributarie. Dunque una chiamata collettiva, condivisa e multilaterale sugli imponibili che rivengono dalla stessa fonte “madre” ovvero la società partecipata (soci e società). Per tale via, si azzera il rischio di delazione del socio e l’effetto deteriore di utilizzo “a sfavore” di terzi della sua Vd (neutralizzato dal legislatore) impossibilitati alla Vd in quanto soggetti ontologicamente esclusi dal quadro RW. Una Vd Italia per le esterovestizioni e le stabili organizzazioni occulte. Per cui non vi saranno “nervi scoperti”, verificato il prefato riallineamento delle procedure di emersione dei capitali offshore e di quelli detenuti in Italia, omologhe negli approdi endoprocedimentali. Una Vd universale per destrutturare i veicoli “leggeri” ed i vincoli interposti, trust, società conduit, polizze, holding e sub holding fittizie. Una Vd allargata anche alle criptovalute. Invero, sulle cripto (il mercato ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 2 mld di € grazie al loro poliformismo) ovvero sul loro regime fiscale esiste un forte disorientamento. Di recente sono state assimilate alle valute estere, v. risposta dell’Ade ad Interpello n. 788/2021, per cui vi è l’obbligo della redazione del quadro RW nei casi in cui si detenesse la chiave privata del wallet e la loro cessione a termine sarebbe sempre imponibile ex art. 67, comma 1, lett. ter del Tuir mentre quelle a pronti solo per gli esuberi di giacenza media oltre i 51.645,69 € (rilevano tutti i wallet ovvero paper, desktop, mobile, hardware). Sull’assimilazione alle valute estere forti resistenze derivano dalla legislazione unionale che considera le valute virtuali prive dello status giuridico di valuta o moneta e dalla legislazione interna, v. dlgs. n. 90/2017 e il DLgs. 125/2019, per la quale de facto mancherebbe qualsiasi connotazione monetaria o valutaria delle valute virtuali, considerando le stesse come mezzo di pagamento su base volontaria, per cui esse non soddisfano gli altri due pre-requisiti ovvero unità di contro e di riserva di valore. Ancora la a-territorialità delle cripto non riconducibili ex sè ad alcuna giurisdizione per cui dovrebbero escluse dal quadro Rw, verificato il loro essere uno strumento nativo digitale. Una Vd rinforzata su questi assets anche per smarcare i disorientamenti della recente Prassi.

    Una III voluntary disclosure avrà il verosimile successo nonostante le prime due edizioni avevano consentito di far emergere oltre 60 miliardi tra attività finanziarie ed immobiliari sconosciute al fisco con un rimpatrio pari ad oltre 15 miliardi. Difatti, l’allargamento alle criptovalute a regime tassate e monitorate in dichiarazione, ed al contante consentirà al Governo di lucrare gli attesi introiti.

    In una valutazione comparativa di istituti affini, omologhi alla Vd si osserva che, il anche ravvedimento ultratardivo – prima del controllo fiscale – estingue il penale tributario sulle dichiarazioni fraudolente in base alle modifiche apportate dal dl. n. 12472019: permane il riciclaggio, l’autoriciclaggio (si estinguono in voluntary) e la responsabilità da 231. Pertanto con le spiegate modifiche normative non dovrebbero esserci più dubbi sull’estensione del ravvedimento anche alle condotte fraudolente. In Vd tutto il penale tributario unitamente ai reati extrafiscali connessi alle evasioni “movimentate” viene estinto.

    Fabio Ciani è Tributarista in Milano

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