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giovedì 1 Dicembre 2022
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    La Puglia è tra le regioni con il valore più alto di gender gap: occupato solo il 36,5% delle donne

    Il tasso di occupazione delle donne in Puglia, stando ai dati Anpal relativi al secondo trimestre del 2022, è del 36,5%, contro un tasso maschile del 62,9%, che «fa della nostra una delle regioni europee con più alto valore di gender gap». Lo afferma la Cgil Puglia che domani, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, calerà dal terrazzo della sede regionale, in via Calace a Bari, due grandi striscioni per affermare il «no deciso della nostra organizzazione contro ogni forma di violenza e discriminazione di genere».

    «Una condizione che le donne sono costrette a vivere in ogni ambito relazionale della vita, a qualsiasi età e in qualsiasi ambiente», dicono dalla Cgil Puglia.

    In Puglia le donne lavorativamente inattive sono il 57,9% a fronte del 30,6% degli uomini. Quanto alle donne occupate, per il 30,3% (contro un 11,1% degli uomini) lo è con contratti part time e conseguenti salari più poveri, spesso a causa del lavoro di cura che ricade ancora interamente sulla figura femminile.

    «Un quadro – prosegue Cgil – al quale si sommano ancora discriminazioni salariali, nonostante la norma sulla parità approvata dalla Regione anche grazie all’impegno delle organizzazioni sindacali, fino a vere e proprie forme di abuso e violenza».

    Sul tema interviene anche il segretario generale della Cisl Puglia, Antonio Castellucci. «L’indifferenza uccide e la violenza sulle donne è un attacco inaccettabile, vigliacco, sconsiderato e incosciente contro le nostre metà, madri, sorelle, figlie e mogli: va fermato con ogni mezzo» afferma. Castellucci auspica «un momento di riflessione vera e non di rito, che si ripete solo alla ricorrenza, su azioni concrete da intraprendere sempre più efficaci anche sul territorio pugliese che registra riscontri rilevanti con violenze fisiche e continui episodi di molestie, sfruttamento di ogni genere e ricatti a danno di tante, donne».

    «I dati che si susseguono ogni anno – aggiunge – sono preoccupanti, per questo siamo certi che la risposta a questo fenomeno sia nella prevenzione, nella cultura del rispetto e della dignità della persona; dobbiamo parlare anche alle nuove generazioni, sostenere le donne nel trovare, proteggendole, la forza per denunciare alle forze dell’ordine, alle associazioni e sportelli dedicati che si occupano di questo delicatissimo fenomeno».

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