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venerdì 19 Aprile 2024
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Matera in Puglia? L’ex senatore Tito Di Maggio: «Un referendum per l’identità»

Nei giorni scorsi a Matera l’ex senatore Tito Di Maggio ha lanciato, insieme al medico ed ex senatore Corrado Danzi, l’associazione “Matera Terra d’Otranto” con lo scopo di promuovere lo sviluppo della città dei Sassi. Tra i primi passi c’è la raccolta firme per la richiesta di un referendum per annettere Matera alla Puglia.

Tito Di Maggio perché Matera dovrebbe passare in Puglia?

«Per riappropriarsi di un’identità, ma anche per avere i servizi che merita. Matera è sempre stata Terra d’Otranto, poi, la ridefinizione dei confini amministrativi ha creato questa Basilicata che è, da una parte proiettata sulla Campania e, dall’altra, sulla Puglia. In cinquantaquattro anni di Regione Basilicata, Matera non ha mai avuto un presidente di Regione e già questo la dice lunga sul sentimento che ormai c’è tra i materani. Non è una questione di campanilismo perché ci sono tanti atti amministrativi di una Regione sempre filo-potentina, che hanno ormai totalmente svuotato Matera»

Un esempio?

«Un esempio che vale per tutti: la Regione si è trovata a dover decidere di finanziare o l’aeroporto che c’è in Val Basento, la pista Mattei, o l’aeroporto di Pontecagnano in Campania, optando per il secondo. Noi abbiamo l’aeroporto di Bari a 30 minuti di distanza, che è un hub cittadino ormai. Sappiamo cosa rappresenta la Puglia dal punto di vista turistico e Matera ha delle aspirazioni molto importanti rispetto alla sua università, al suo ospedale, a tutto quello che, invece, la Regione non solo non vede, ma si ostina a depauperare».

Il sindaco di Matera Bennardi su La Repubblica ha detto che la vostra è “una provocazione” e c’è anche chi la definisce una “trovata” lanciata in piena campagna elettorale. Cosa risponde?

«Non è assolutamente una provocazione la nostra iniziativa e non è finalizzata ad accaparrare consensi. Non c’entra nulla che sia accaduta in campagna elettorale, che peraltro si commenta da sola perché è sembrata una farsa fino alla fine. A noi non interessa: stiamo cercando di andare in un’altra Regione. Credo che i materani abbiano già abbastanza le tasche piene. Misureremo sul non voto di Matera cosa ha provocato questa assurda politica regionale».

Tra i candidati governatori in corsa nelle imminenti elezioni regionali c’è, per il centrosinistra, Piero Marrese, che è del Materano, di Montalbano Jonico. Una vittoria non potrebbe essere una svolta?

«Marrese è un candidato per caso. Un pezzo importante della sinistra lucana è schierato a favore del candidato di centrodestra Bardi. Già questo la dice lunga su come è stata amministrata la regione in questi cinquant’anni: con un fil rouge che lega tutti solo attraverso gli interessi. Il più importante centro di opportunità lavorative è la Regione: tutti sono legati a quel carrozzone. A noi cittadini questa Regione costa 174 euro a testa: abbiamo il più alto costo pro capite della macchina amministrativa, che praticamente ha sotto stipendio tutti. L’Ateneo lucano è totalmente finanziato dalla Regione. Per uccidere l’università di Matera hanno istituito la Facoltà di Medicina con l’ambizione di far diventare l’ospedale San Carlo di Potenza un policlinico. Tutto questo a svantaggio dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera che aveva delle eccellenze: per la prima volta un ospedale del Sud accoglieva in Emodinamica e in Cardiologia pazienti del Nord. Oggi è ridotto a una sorta di ambulatorio, dove se ti va bene ti mandano da un’altra parte. Ora siamo allo sbando, e se andiamo fuori regione scopriamo che la Basilicata non paga: è il caso dell’ospedale di Acquaviva, che non ci accoglie più perché la Regione è morosa nei suoi confronti».

A che punto è l’iter della vostra proposta?

«La settimana prossima, al massimo entro il 15 aprile, presenteremo la richiesta formale di referendum al Consiglio comunale. Il Comune ha 15 giorni di tempo per valutare l’ammissibilità del nostro quesito e se non ci dovessero essere problemi ci darà il termine per la raccolta delle firme finalizzata all’indicazione del referendum».

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