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venerdì 23 Febbraio 2024
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Sergio Forte (Più Europa Basilicata): «Ho scelto di candidarmi per dare un’alternativa»

Identità e responsabilità sono le due parole chiave del progetto lucano di Più Europa, partito che ha deciso di candidare l’imprenditore materano Sergio Forte come capolista alla Camera dei Deputati in vista delle elezioni politiche di domenica 25 Settembre.

Sergio Forte, lei è un volto nuovo della politica. Come mai la scelta di candidarsi?

«Innanzitutto ringrazio Più Europa di aver scelto dalla società civile tutti i candidati della lista sia alla Camera che al Senato. È la mia prima volta da candidato ma in questi anni ho maturato direttamente una conoscenza del funzionamento della pubblica amministrazione grazie al mio lavoro di imprenditore che mi ha portato a comprenderne criticità e potenzialità spesso inespresse. Ho deciso di accettare per proporre una alternativa del territorio, in particolare del materano, che rischia di rimanere senza rappresentanza. Sono infatti l’unico candidato materano del centro sinistra, e devo dire sono dispiaciuti che il nostro territorio sia stato così penalizzato.  Per questo la nostra campagna elettorale è partita da Matera».

Oltre questo aspetto, cosa non le piace?
«La litigiosità che deriva da un eccesso di personalizzazione della politica.  Sono prima di tutto un cittadino e come tanti cittadini trovo intollerabile che chi si candida a governare anteponga le proprie carriere al bene comune. Molti partiti non fanno congressi, non eleggono un segretario, un responsabile, e i cittadini sono chiamati solo in campagna elettorale. O subisci tutto ciò e molto altro, in verità, o agisci. Io ho deciso di agire».

Ma come si può fare la differenza?
«I problemi si possono risolvere solo se esiste una rete ben strutturata e organizzata, competenza e serietà, lungimiranza e programmazione. Il consenso è la rovina della politica, la allontana dalle soluzioni sostenibili puntando su proposte demagogiche e populiste che non fanno bene alla nostra democrazia. Ecco perché il nostro programma guarda “una generazione avanti” programmando “come si ci fosse un domani”».

Anche lei come altri del centrosinistra ritiene che la democrazia sia in pericolo?
«La democrazia non è un qualcosa di statico ma di dinamico, nulla può essere dato per scontato. Occorre fare un passo alla volta e conquistare un diritto alla volta. Di certo un pericolo di arretramento c’é. Basti pensare a molte proposte del centrodestra come la flat tax per esempio o il blocco navale che sono palesemente anticostituzionali e questo costituisce una deriva dalla quale occorre prendere le distanze».

In netto contrasto con quanto affermato dal leader del M5s, Giuseppe Conte.
«I 5 Stelle hanno compiuto per tanto tempo un errore sostanziale che è l’eccesso di semplificazione della politica ed è un errore che continuano a fare: non vedere in queste proposte del centrodestra una deriva illiberale è esso stesso pericoloso. Non so cosa sia piu grave nel fare proposte illiberali come il centrodestra o non accorgersene come il Movimento 5 stelle».

E il terzo polo esula da questo problema?
«Il terzo polo è il più ambiguo di tutti perché vuole stare con tutti e quando si vuole stare da tutte le parti è evidente che la politica che si fa possa assumere connotati trasformisti che guardano più alla collocazione che al contenuto. Ne è esempio quello che è avvenuto in Basilicata».

Quali le proposte di più Europa?
«Con tutti i limiti del centrosinistra, Più Europa con la coalizione di centrosinistra é la proposta più avanzata in termini di diritti civili, soprattutto grazie alla presenza di più Europa, in termini di sviluppo sostenibile, di democrazia europeismo e liberalismo. È di questo che l’Italia ha bisogno, e per farlo deve lasciare alle spalle la stagione dei populismi e dei sovranismi».

E la Basilicata?
«Ha bisogno innanzitutto di persone del territorio che abbiano le competenze e l’esperienza per rappresentarla nei tavoli che contano, chiederemo di colmare il gap infrastrutturale inaccettabile e garanzie per tutti quei diritti ora negati, come la mobilità, lo sviluppo, i servizi, che devono essere portati ai livelli di altre regioni italiane».

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