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lunedì 15 Aprile 2024
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Tu non puoi capire – Il riposo è servito

“Ciao capo, oggi mi sento sovraccarico di… energia per riposare!” potrebbe suonare come la barzelletta del secolo in Italia, ma in Inghilterra è una dolce realtà chiamata “duvet days”. Sì, cari amici italiani, nell’isola del freddo e della pioggia, hanno legalizzato la pigrizia… o forse no?

I duvet days non sono altro che giorni in cui i dipendenti possono dire “oggi no” al lavoro senza inventare scuse fantasiose o fingere la morte del quinto nonno. È la pausa che riconcilia il lavoratore con il proprio letto, senza colpe né malattie inventate. E non è nemmeno una novità: dal 1997, i britannici hanno introdotto questa pratica che sembra dire “prenditi una pausa prima che sia la pausa a prendere te”.

Ma attenzione! Non confondiamo il “duvet day” con il il bed rotting (letteralmente “marcire a letto”), dove la pigrizia diventa uno sport estremo, o con il “goblin mode”, che suona come una tendenza fashion ma è solo un modo chic per dire “oggi ho trasformato il mio letto in un bunker anti-sociale”. E’ un’iniziativa del tutto personale che chiunque può prendere e che consiste nel trasformare la propria giornata in 24 ore di ozio assoluto, fatto di attività del tutto passive, come guardare le serie tv o lo smartphone, senza alzarsi mai dal letto. Spesso, ad accentuare la tossicità di questo quadretto si aggiunge del cibo spazzatura sempre a disposizione che aggrava il problema, già preoccupante, dell’obesità.

Marcire a letto si accompagna ad un altro trend esploso nel 2022: il goblin mode, ovvero la “modalità goblin”. La scelta del termine rimanda alla creatura piccola e grottesca ben nota agli appassionati de “Il signore degli anelli” ed “Harry Potter”. Il goblin è uno spirito domestico dispettoso. Non deve essere simpatico, infatti, passare la giornata a letto guardando serie tv, magari in mute mentre si scrollano i social media, ancora una volta in compagnia di cibo spazzatura.

Siamo il paese del “dolce far niente” ma paradossalmente non sappiamo gestire il riposo. Ecco, cari connazionali e aziende del Bel Paese, i duvet days potrebbero essere la nostra prossima “dolce” conquista. Perché, come diceva il buon vecchio Eduardo: “Il riposo è una cosa seria”. Prendiamoci sul serio, ma con il giusto pizzico di ironia e un occhio al benessere. Dopotutto, non è forse la vita un’alternanza di caffè e pisolini?

In Italia, terra di Santi, Poeti e Navigatori, siamo abituati a navigare tra le onde tempestose del lavoro quotidiano con l’abilità dei grandi esploratori del passato. Eppure, a volte, anche il più destro marinaio ha bisogno di gettare l’ancora e riposarsi. Qui entra in gioco il concetto di “duvet days”, un’iniziativa nata nel Regno Unito che potrebbe sembrare in contrasto con la nostra cultura lavorativa, ma che invece potrebbe rivelarsi un faro nel mare della produttività.

I duvet days non sono una licenza per la pigrizia, ma un riconoscimento dell’importanza del benessere psicofisico dei lavoratori. Si tratta di giornate in cui l’impiegato può legittimamente astenersi dal lavoro per ricaricare le energie, senza dover fornire giustificazioni o certificati medici. Non si tratta solo di una coccola, ma di un vero e proprio strumento di gestione delle risorse umane che potenzia il benessere dei dipendenti e, di conseguenza, la loro efficienza e creatività sul posto di lavoro.

Bye-bye Scuse: Niente più “mi è caduto l’asino nel pozzo” o “ho la febbre di 90 gradi”. I duvet days eliminano il bisogno di scuse creative.

Alcuni dei vantaggi?

  • Produttività in pigiama: è dimostrato che lavoratori riposati sono più efficienti. Sì, anche in pigiama.
  • Fiducia e benevolenza: la fiducia tra impresa e impiegato cresce, e la benevolenza si diffonde come la marmellata sul pane.

Consigli per le aziende italiane

Introdurre i duvet days potrebbe essere un’idea rivoluzionaria. Certo, qualcuno potrebbe abusarne, ma ricordate: l’abuso di piumone può portare a dipendenza da comfort.

Il lavoro è senza dubbio una componente fondamentale della nostra vita, un motore di crescita personale e collettiva. Tuttavia, la cultura del lavoro non deve divenire un giogo che soffoca la creatività e l’entusiasmo. I duvet days possono essere una boccata d’aria fresca nel clima lavorativo italiano, un piccolo cambiamento di prospettiva che può portare a grandi miglioramenti in termini di produttività e soddisfazione personale.

Nel paese di Leonardo e Michelangelo, geni che sapevano alternare momenti di fervida attività a periodi di riflessione e riposo, forse è arrivato il momento di riscoprire l’arte del riposo come componente essenziale della nostra capacità di creare e innovare.

La vera sfida per l’Italia di oggi non è imparare a lavorare di più o più duramente, ma a lavorare meglio, facendo spazio alla qualità della vita e al benessere di chi lavora. Non si tratta di abbracciare l’ozio, ma di riconoscere l’importanza del riposo come fonte di energia vitale e come diritto del lavoratore, tanto quanto il lavoro stesso.

In conclusione, cari colleghi e capitani d’industria, se pensate che i duvet days siano solo l’ennesima moda passeggera, pronta a svanire come la schiuma di un cappuccino mal fatto, pensateci due volte. In un mondo dove la corsa senza fine verso il successo ci fa spesso trascurare l’arte del dolce far niente, forse è giunto il momento di fermarsi un attimo e riflettere sotto le coperte.

Ricordate, un dipendente riposato è un dipendente felice, e un dipendente felice non è solo più produttivo, ma è anche meno incline a mandarvi tutto all’aria per un’avventura in Tibet alla ricerca di se stesso. Quindi, prima di scartare l’idea dei duvet days come l’ultima follia in termini di welfare aziendale, considerate il potenziale rivoluzionario di un buon pisolino.

In fondo, potrebbe essere proprio sotto le morbide pieghe di un piumone che si nasconde il segreto per una forza lavoro più creativa, meno stressata e sicuramente più ironica. E non dimentichiamo il più grande beneficio di tutti: la possibilità di dire “Oggi lavoro da letto”, e intenderlo letteralmente.

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