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lunedì 27 Maggio 2024
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Il deficit 2023 sale. La Bce non tocca i tassi: a giugno il taglio annunciato

La Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse, che restano fermi ai massimi storici, ma si profila all’orizzonte il primo taglio, previsto nella prossima riunione fissata per il 6 giugno.

Inizialmente, alcuni governatori erano propensi a cambiare rotta immediatamente, ma poi hanno concordato di seguire la larga maggioranza che preferisce attendere i dati di giugno per assicurarsi che l’inflazione mantenga un andamento stabile verso l’obiettivo del 2%. Piuttosto che la pressione dei soliti “colombe”, la vera novità è che anche i “falchi” sono ora pronti a sostenere un’inversione di rotta sui tassi, e lo fanno in modo più celere rispetto ai loro omologhi statunitensi della Fed, che hanno subito un inatteso aumento dei prezzi a marzo.

Questa pausa rappresenta la quinta interruzione dopo il ciclo di dieci rialzi consecutivi iniziato a luglio 2022, mantenendo il tasso sui rifinanziamenti principali al 4,50%, quello sui depositi al 4%, e quello sui prestiti marginali al 4,75%. Tuttavia, dopo mesi di attesa, il tono della comunicazione è cambiato e per la prima volta il Consiglio direttivo ha dichiarato esplicitamente che presto “sarebbe opportuno ridurre l’attuale livello di restrizione della politica monetaria”.

Le condizioni per invertire la rotta sono tre: la valutazione prevista per giugno dovrà offrire maggiori certezze riguardo alle prospettive dell’inflazione, alla dinamica di quella di fondo e all’efficacia della trasmissione della politica monetaria. Se il processo di “disinflazione” rimarrà evidente, come è ora, i governatori avranno tutte le basi per approvare il primo taglio. Secondo gli analisti, si tratterà di un taglio di 25 punti base, una misura moderata che per alcuni lascia spazio a ulteriori tre ribassi simili entro l’anno.

«Non ci impegniamo in anticipo su un percorso specifico per i tassI», ha dichiarato la presidente della BCE, Christine Lagarde, al termine della riunione, precisando che il board continuerà a essere guidato dai dati in arrivo, e non dalla Fed, come sostengono molti. L’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti, che ha raggiunto il 3,5% a marzo, non ha influenzato le decisioni di Francoforte, ha spiegato la presidente. Questo perché gli USA e l’UE hanno economie profondamente diverse, e anche le loro inflazioni non sono comparabili.

«Tutto ciò che è rilevante sarà incluso nelle nuove stime di giugno e gli USA hanno un mercato e un’economia di notevole portata», ha aggiunto.

Riguardo all’economia dell’Eurozona, Lagarde ha sottolineato che è rimasta debole nel primo trimestre, con il settore terziario solido e il settore manifatturiero alle prese con una domanda e produzione deboli. Tuttavia, i dati indicano “una ripresa graduale” grazie al miglioramento dei salari reali e all’export.

L’aumento dei salari è inevitabile e, ha sottolineato la presidente, deve essere assorbito dalle aziende per evitare una nuova spirale inflazionistica. Inoltre, la BCE si aspetta che i governi ritirino completamente gli aiuti varati durante i due anni di inflazione elevata, e perseguano politiche di bilancio prudenti, riducendo deficit e debito. Tuttavia, le procedure per il deficit eccessivo in arrivo da Bruxelles durante l’estate non metteranno a rischio l’eventuale utilizzo del Tpi, lo scudo anti-spread messo a punto dalla BCE.

La procedura non sarà l’unico parametro preso in considerazione, ma si terrà conto del rispetto del percorso di riduzione del debito raccomandato dall’UE. In attesa del primo taglio, sul mercato dei mutui si registrano già movimenti.

A marzo è proseguito il costante calo di tutti i tassi rispetto al picco di ottobre 2023. Il tasso Irs a 10 anni, uno dei più utilizzati per l’acquisto di immobili, è sceso dal 2,74% di febbraio al 2,66% di marzo. In questa fase di attesa, si segnala che il tasso fisso rimane più conveniente rispetto a quello variabile, secondo Mutuionline.it.

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