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sabato 22 Giugno 2024
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Istat, Francesco Maria Chelli è il nuovo presidente: via libera dalle Commissioni Affari costituzionali

Con il parere favorevole delle commissioni affari costituzionali di entrambe le Camere, il 23 maggio, si è quasi concluso l’iter amministrativo per la nomina del nuovo Presidente Istat. Il prestigioso incarico è stato dato al prof. Francesco Maria Chelli, che dal 22 marzo 2023, prima in qualità di componente più anziano del Consiglio dell’Istat e poi come presidente facente funzione, è stato il legale rappresentante dell’istituto nazionale di statistica.

Il prof. Francesco Maria Chelli è professore ordinario di statistica economica presso il dipartimento di Scienze economiche, della Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” dell’Università Politecnica della Marche, dal 2006. Presso la stessa facoltà ha ricoperto l’incarico di preside per due mandati. Dal 2014 al 2020 è stato presidente della Società Italiana di Economia, Demografia e Statistica di cui oggi è presidente onorario. Dal 2021 al 2022 è stato direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat e, successivamente, componente del Consiglio dell’Istat. È autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche e di alcuni volumi di statistica.

Il neo presidente Chelli, nel giorno della nomina, ha voluto incontrare la sua comunità scientifica, riunita a Castellanza, presso l’Università LIUC, per la sessantesima riunione scientifica della Società Italiana di Economia, Demografia e Statistica, presieduta dal prof. Salvatore Strozza.

Alla presenza del prefetto della provincia di Varese Salvatore Pasquariello, il presidente Chelli ha presentato una sintesi del Rapporto Annuale Istat 2024.

Nell’ultimo triennio l’economia italiana è cresciuta più della media dell’Ue27 e di Francia e Germania che, come è noto, sono le tra le maggiori economie dell’Unione. Purtroppo a partire dal 2021, l’Italia ha dovuto assistere ad una forte crescita dei prezzi, originata dalle materie prime importate, seguita a fine 2022, da un rapido processo di raffreddamento, rafforzatosi nel 2023. L’episodio inflazionistico ha avuto effetti differenziati sulle imprese e, in particolare, sulle famiglie. Le retribuzioni, purtroppo, non hanno tenuto il passo dell’inflazione, provocando un calo del potere di acquisto, soprattutto delle fasce di popolazione meno abbienti. Nel triennio 2021-2023, le retribuzioni contrattuali orarie non hanno tenuto il passo dell’inflazione. Tra gennaio 2021 e dicembre 2023, sono aumentate del 4,7 per cento, e l’indice armonizzato dei prezzi al consumo del 17,3 per cento. La dinamica delle retribuzioni è tornata a superare quella dei prezzi da ottobre 2023, grazie alla decelerazione dell’inflazione; questa tendenza si conferma nel primo trimestre del 2024. Seguendo le quotazioni dell’energia, a partire dalla seconda metà del 2021, si è verificato un aumento fino a oltre il 30 per cento e poi una caduta dei prezzi all’importazione, a febbraio 2024 tornati sui livelli di fine 2021. Ciò si è riflesso sui prezzi alla produzione e in un’accelerazione dell’inflazione al consumo, seguita da un altrettanto rapido processo di disinflazione. Detti fenomeni hanno provocato cambiamenti nella composizione della spesa per consumi. Tra il 2019 e il 2023, è aumentato il peso delle spese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (inclusi interventi di ristrutturazione) e per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, e di quelle per alberghi e ristoranti, mentre si è ridotto sensibilmente quello delle spese per abbigliamento e calzature e per ricreazione, sport e cultura. Nominalmente, tra il 2019 e il 2023, il reddito disponibile delle famiglie a prezzi correnti è cresciuto del 13,5 per cento, ma se si eliminano gli effetti dell’inflazione, si nota che è diminuito dell’1,0 per cento rispetto al 2019.

Nonostante gli investimenti effettuati per promuovere la trasformazione digitale delle imprese, il sistema produttivo italiano è ancora in ritardo rispetto alle altre maggiori economie dell’Ue nell’adozione delle tecnologie più complesse e nello sviluppo delle competenze ICT tra i lavoratori. Solo il 5 per cento delle imprese italiane fa uso di tecnologie di Intelligenza Artificiale, contro l’8 per cento della media Ue e l’11 per cento della Germania. La carenza di professionisti ICT è un problema comune a tutta l’Ue. In Italia questi rappresentano il 3,9 per cento degli occupati, con un livello e una crescita inferiori rispetto alle altre maggiori economie europee. Anche la Pubblica Amministrazione sta effettuando importanti investimenti per migliorare le infrastrutture informatiche. Grazie all’accresciuto utilizzo delle identità digitali: sono attualmente 38 milioni gli italiani che utilizzano l’identità digitale per accedere ai servizi pubblici, con un’incidenza sul totale della popolazione al di sopra della media europea.

Al temine della presentazione Stefano Righi giornalista del Corriere della Sera ha moderato la tavola rotonda durante la quale vari esperti accademici hanno discusso i risultati presentati del presidente Chelli spiegando, al folto pubblico presente in sala, quali siano le prospettive future del nostro Paese nei diversi ambiti trattati e cosa ci si può attende in futuro.

In particolare, il presidente Istat uscente Gian Carlo Blangiardo si è soffermato sull’inverno demografico che sta interessando il nostro Paese, illustrando gli effetti del progressivo invecchiamento della popolazione e le possibili azioni correttive. In particolare l’esperto demografo propone di utilizzare al meglio le risorse disponibili favorendo le politiche volte a valorizzare il contributo che i diversamente giovani possono dare, promuovendo politiche a sostegno delle famiglie unitamente ad azioni di inclusione degli immigrati.

Il Rettore della LIUC Federico Visconti si è invece soffermato sulla crescita del capitale umano e sul ruolo che le università devono svolgere per promuove la formazione dei giovani talenti. In un mercato del lavoro in rapido cambiamento, le università devono adeguare i propri modelli educativi alla domanda di formazione che viene dal mondo produttivo.

Il presidente dalla Società Italiana di statistica si è invece soffermato sulle disparità territoriali del nostro Paese che sono ben sintetizzate dall’indice di fragilità comunale illustrato dal Presidente Chelli. In alcune aree interne si assiste ad un preoccupante fenomeno di spopolamento, provocato soprattutto dall’emigrazione dei più giovani verso i grandi centri e le regioni del Centro Nord. Il progressivo invecchiamento degli abitanti di tali aree con un elevato indici di fragilità comunale, rende particolarmente difficile porre in essere politiche utili per invertire questa tendenza.

Come sottolineato dal neo presidente: “l’ISTAT è da sempre impegnato a fotografare i diversi fenomeni economici e sociali del nostro Paese e mette a disposizione dei diversi stakeholder un vasto patrimonio di informazioni affidabili, utili per conoscere le dinamiche in atto e prendere decisioni consapevoli sulla base di dati di qualità.

Corrado Crocetta è presidente della Società italiana di Statistica

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