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venerdì 23 Febbraio 2024
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Pd, per il dopo Elly Schlein sarà sfida Decaro-Gentiloni: lo scenario in caso di flop alle Europee

«Non sarò ricandidato alle europee, voglio tornare nel mio Paese»: molti, se non tutti, hanno interpretato le parole del commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni come un avviso di sfratto a Elly Schlein, segretaria nazionale del Partito democratico eletta da meno di un anno ma già invisa a gran parte dei notabili dem. Gentiloni è considerato il sostituto naturale di Schlein, soprattutto nell’ipotesi in cui il Pd non dovesse andare oltre il 20% dei consensi, ma per mettere le mani sul partito dovrà vedersela col sindaco barese Antonio Decaro.

Diversi esponenti dem, soprattutto quelli che provengono dal mondo cattolico come Pierluigi Castagnetti e Beppe Fioroni, spingono da tempo perché Gentiloni prenda le redini del partito. Non solo: secondo riformisti e dem vicini all’ex ministro Dario Franceschini, alle prossime europee, il Pd non andrà oltre il 18-19% e potrebbe essere persino superato dal Movimento Cinque Stelle. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, Schlein sarebbe costretta a fare un passo indietro e Gentiloni potrebbe diventare segretario senza passare per le primarie, eletto dall’attuale assemblea dem col sostegno dei big del partito. In questo modo sarebbe più facile ricucire lo strappo con i centristi di Carlo Calenda e Matteo Renzi, oltre che riavvicinarsi ai radicali di +Europa.

Gentiloni, però, dovrà guardarsi da un altro esponente dem che molti iscritti e addetti ai lavori già immaginano al posto di Schlein. Si tratta del sindaco barese e presidente dell’Anci Antonio Decaro, per il quale le elezioni europee potrebbero rappresentare un formidabile trampolino di lancio. Decaro sarà candidato nella circoscrizione Sud dove potrebbe prendere più voti della stessa Schlein, qualora quest’ultima si decidesse a guidare le liste del suo partito. A favore di Decaro, infatti, gioca non solo l’intero Pd pugliese col governatore Michele Emiliano in testa, ma anche il presidente campano Vincenzo De Luca e il sindaco napoletano Gaetano Manfredi che nel presidente dell’Anci vedono un interlocutore autorevole e affidabile. Il trionfo di Decaro, magari sancito da un “plebiscito” con migliaia e migliaia di voti, lo proietterebbe naturalmente ai vertici del Pd. Con buona pace di Schlein, costretta a farsi da parte dopo la sconfitta, e anche di Gentiloni, costretto ad arrendersi al consenso del presidente dei sindaci italiani.

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