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domenica 21 Luglio 2024
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Experience in Puglia, come si trasformano i musei: «Cambia il concetto, la cultura attira»

«La cultura attira, la Puglia è in netta risalita, non sono d’accordo con i dati che raccontano un gap così netto tra nord e sud», a parlare è Francesco Longobardi, delegato alla direzione regionale musei Puglia del mic. È un architetto, un fiume in piena di idee che snocciola dati ed è convinto che il museo sia ben altro da una teca da osservare passivamente, la cultura si percepisce con i sensi ed ecco ad Egnazia all’interno del Museo Archeologico è nato un acquario di pesci e anfore, per rendere la storia da vedere, da immaginare, partendo dai sensi.

«Il museo è vivo, non è statico – aggiunge – e le nuove generazioni le stiamo educando affinchè ci sia piacere nell’apprendere. I piccoli poi trascinano i grandi, un esempio? Al museo di Bari nel quaderno dei commenti dei visitatori c’è chi ha scritto “grazie a mio figlio ho conosciuto tutto questo”, ed è un segno dello sforzo che stiamo facendo, con ottimi risultati».

I numeri in Puglia per la direzione regionale contano 72mila visitatori paganti e 28mila gratuiti nel 2022, nel 2023 ci sono stati 73mila paganti e oltre 51mila (i minorenni, fino a 18 anni) gratuiti.

E a dire il vero le iniziative per un museo immersivo non mancano, nel parco di Siponto la musica si fa luogo, perché i sensi danno memoria alla mente ed ecco che per la piccola basilica ci si è inventati un progetto, dove il regista Andrea Laszlo De Simone ha immaginato un brano che potesse dare una impronta, fare in modo che il visitatore si immerga completamente nel luogo e ne percepisca l’atmosfera, così da avere una colonna sonora nella sua visita che lo aiuti ad immaginare una basilica viva, con musica, gente, sussurri. «La traccia auralizzata – continua Longobardi – consente l’ascolto come se il visitatore si trovasse all’interno della chiesa come lo stesso riverbero», solo per questo è una esperienza da fare. Perché se unici al mondo sono i monumenti che narrano l’identità e la storia di una comunità, unica è anche l’idea immersiva che ogni direzione museale può fare. I fondi ci sono, arrivano dall’Europa e vanno spesi se si vuole dare una offerta che faccia divenire la cultura il motore trainante della nostra Italia.

Certo non mancano i siti che non hanno bisogno di marketing o di visioni illuminate perché già di per se’ sono attrattore culturale, parliamo di Castel del Monte, dove dal mese scorso anche chi ha una disabilità motoria potrà accedervi, ecco questa è l’offerta culturale inclusiva. «Il nostro obiettivo – dice il direttore, Longobardi – è che ovunque sia così, perché la cultura non debba essere di una elitè, ma di tutti».

E infine, secondo i dati nazionali sulle presenze nei siti di interesse culturale, poche sono le presenze nei musei minori, quelli delle comunità magari montane o comunque di luoghi che raccontano storie di paesi e luoghi, ma non è così a Palazzo Jatta a Ruvo, dove un tempo non si comprendeva l’importanza dei ritrovamenti di vasi di ceramica (magari pieni di monete) che erano parte del corredo funerario (risalenti al periodo greco- romano). I contadini che li ritrovavano rompevano i cocci e vendevano il contenuto. Dall’Ottocento in poi ci fu chi ne comprese l’importanza e iniziò una campagna di scavo che coinvolse l’intera comunità e poi arrivò la famiglia Jatta che donò il palazzo e i tanti reperti, oggi visibili. «Nel caso del museo di Jatta – conclude Longobardi – si tratterà anche di un museo minore, ma è un luogo radicato con la comunità, ne narra la storia e questo ci fa avere tanti visitatori, così come deve essere per i musei».

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