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venerdì 1 Marzo 2024
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Piano casa della Regione Puglia, ennesima stroncatura: il Governo contesta 5 articoli su 8

Ennesima stroncatura, da parte del governo centrale, per il Piano casa pugliese nell’ultima versione approvata a dicembre dal Consiglio regionale. Il Ministero della Cultura ha inviato agli uffici regionali un elenco di osservazioni a ben cinque degli otto articoli della legge 36 del 19 dicembre 2023 ribattezzata “norma per le ristrutturazioni edilizie”. Il monito è chiaro: il Consiglio deve correggere tutte le storture presenti, pena l’impugnazione definitiva da parte di Palazzo Chigi davanti alla Consulta. Un déjà-vu per la Puglia, maglia nera fra le Regioni per le ripetute bocciature dei piani dopo l’introduzione del 2009. In particolare sono tre bocciature, di cui due nel 2022 e una nel 2023, oltre all’esame di costituzionalità in corso sul penultimo Piano casa.

Il nuovo Piano casa, si legge nelle osservazioni ministeriali, non si adegua alle norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico pugliese (Pptr) relativamente agli interventi di demo-costruzione, al 35% di volumetrie premiali e con la possibilità di realizzare sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche non conformi alle Nta in questione. Altra sottolineatura riguarda la tipologia di edifici esclusi dai bonus edilizi. Sono solo quelli oggetto di incentivazione in passato, si chiedono i funzionari ministeriali, o anche quelli che hanno ricevuto gli stessi bonus dalle proroghe del Piano casa finite poi sotto la lente della Consulta? Nel testo, come segnala il Ministero, non viene stabilita la prevalenza del Piano paesaggistico negli interventi edilizi violando l’articolo 117 della Costituzione e gli articoli 135, 143 e 145 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In un altro passaggio, invece, si contestano l’assenza di co-pianificazione, ovvero la procedura da attivare per modificare il Pptr, e la possibilità di costruire nelle zone di campagna.

In giornata Regione Puglia e Ministero della Cultura terranno una videocall di chiarimento con la mediazione del Ministero degli Affari regionali per stabilire il da farsi. Sul fronte pugliese, le osservazioni sono ritenute «ideologiche e pretestuose, facilmente smontabili nel merito». «I rilievi ministeriali toccano punti marginali – spiega il consigliere delegato all’Urbanistica, Stefano Lacatena – che risolveremo con un confronto istituzionale. Altre questioni come la co-pianificazione sono state già dissipate dalla Corte costituzionale che si è espressa di recente. Ogni intervento previsto dev’essere coerente con le disposizioni del Piano paesaggistico il che esclude l’obbligo di co-pianificazione». In più, la Corte ha affermato che laddove si «impone espressamente il rispetto delle prescrizioni del Pptr, mediante una clausola che si riferisce a prescrizioni, indirizzi, misure di salvaguardia e direttive dello stesso Pptr», che non può essere considerata pleonastica. La sua effettività, nel necessario rispetto del Pptr, elimina inoltre il rischio di un abbassamento dei livelli di tutela del paesaggio, in violazione dell’articolo 9 della costituzione. «Ed è proprio il caso della legge in questione – dice Lacatena – Ergo, siamo convinti di poter convincere il governo della bontà dell’impianto normativo».

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