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martedì 16 Aprile 2024
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Più giovani e istruite ma sono ancora in poche al comando delle aziende

Sono più giovani dei colleghi uomini e, in percentuale, sono di più quelle con la laurea (ha conseguito un titolo di studio terziario il 34,5% delle imprenditrici a fronte del 23,4% degli uomini). La stragrande maggioranza delle imprenditrici opera nei Servizi (90,7% a fronte del 74,9% degli uomini). Molto contenuta la quota di imprenditrici del comparto industriale (6,4%) e marginale in quello delle Costruzioni (2,9%), che si conferma dunque a forte caratterizzazione maschile. Sono solo alcuni dei numeri diffusi dall’Istat sul ruolo delle donne nelle imprese, comunicati ieri in occasione della giornata internazionale della donna.

La maggiore presenza di giovani tra le imprenditrici contribuisce ad attenuare, ma non cancella, il forte squilibrio di genere. Nella classe di 50 anni e più le donne rappresentano il 26,5% del complesso degli imprenditori. Lo squilibrio si riduce leggermente nella classe di età centrale (33%) e in modo più consistente tra i più giovani, dove la quota femminile raggiunge il 37,1%. Rispetto al 2015 la quota di donne cresce in tutte le classi di età ma soprattutto tra le under35 (+1,7 punti) e tra le 35-49enni (+2 punti). Differenze emergono anche in base alla sede dell’impresa.

Le imprenditrici senza dipendenti variano dal 68,9% del Nord-ovest al 59,9% del Mezzogiorno, dove sono invece più numerose, rispetto alle altre ripartizioni, le imprenditrici con un dipendente (17,9% a fronte del 12,6% del Nord-Ovest). Se si analizza specificatamente l’incidenza della presenza femminile per classi di dipendenti, lo squilibrio di genere appare particolarmente evidente nelle imprese tra 10 e 49 dipendenti, dove le donne rappresentano il 25,0% del totale degli imprenditori (22,8% nel Nord-est) e nelle imprese con 2-9 dipendenti (27,7%). Al contrario, il sottoinsieme dei giovani imprenditori senza dipendenti è quello in cui si rileva una composizione per genere meno sbilanciata con un’incidenza femminile del 39%. C’è meno squilibrio, invece, se si prende in considerazione la libera professione. Guardando alle diverse forme societarie, le imprenditrici operano soprattutto come titolari di imprese individuali e come libere professioniste.

Le donne però arrivano a rappresentare più di un terzo solo tra i liberi professionisti (37,4%) e gli imprenditori di cooperativa (34%). Ancora più contenuta la presenza di donne nelle altre forme societarie fino a raggiungere il valore più basso nelle società di capitale (26%) Rispetto al 2015, nel 2021 si osserva un incremento dell’incidenza di libere professioniste (+3,7 punti percentuali), lavoratrici autonome (+3,9 punti) e imprenditrici di cooperativa (+4.6) e un lieve decremento (-1,3 punti) di titolari di imprese individuali. Un maggiore equilibrio tra i due sessi si osserva tra i liberi professionisti del Nord-ovest, dove le donne rappresentano il 40,3% del totale a fronte del 33,3% delle regioni del Mezzogiorno.

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