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domenica 3 Marzo 2024
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Sui livelli essenziali delle prestazioni il Governo si prende un anno in più

Palazzo Chigi si prende ancora un anno di tempo per definire i Lep (livelli essenziali delle prestazioni), snodo fondamentale nel cammino dell’autonomia differenziata, sul tavolo dalla riforma del 2001, per garantire sul territorio nazionale i servizi essenziali connessi ai diritti civili e sociali.

Il Governo Meloni ha deciso di prendersi una riflessione, lunga un anno di tempo, per la definizione dei “Livelli essenziali delle prestazioni”, prima di trasferire le funzioni aggiuntive alle Regioni che lo richiedono. La modifica cronologica apportata da Palazzo Chigi interviene sul primo articolo della legge n.197 del 29 dicembre 2022, in riferimento all’attività della Cabina di regia per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, ovvero gli standard chiamati a misurare il finanziamento minimo da garantire in tutta Italia per tutelare i “diritti civili e sociali” previsti dalla Costituzione.

Tradotto in altri termini: lo Stato definisce un livello essenziale delle prestazioni, ma deve anche assicurare a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni le risorse sufficienti per poterli erogare. Cosicché la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni rappresenta un nodo cruciale dei servizi essenziali (salute, istruzione, assistenza sociale, trasporti) per i cittadini, individuando da parte dello Stato adeguati standard di prestazioni su tutto il territorio nazionale.

Dunque, slitta fino al 31 dicembre del prossimo anno ogni decisione governativa sulla definizione dei Lep, un “ritardo” che si accumula da tempo, tanto che la stessa commissione parlamentare sull’attuazione del federalismo fiscale aveva rimarcato nella sua relazione l’urgenza della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per la piena attuazione dell’autonomia differenziata.

Insomma, Palazzo Chigi pare aver adottato quel “principio di precauzione”, invocato dal presidente Michele Emiliano davanti alla Commissione parlamentare per evitare rinnovate “anomalie” finanziarie dietro il recupero strumentale di una questione meridionale che provi a mettere una pezza nei confronti di un ritardo atavico e che, negli ultimi vent’anni, ha riguardato la devoluzione delle funzioni statali. O più probabilmente lo slittamento di Palazzo Chigi serve per evitare eventuali azione contra constitutionem.

Ma più probabilmente sullo sfondo dello slittamento si muove la partita tra meloniani e salviniani, con i primi che non intendono “consegnare” ai leghisti una medaglia da appuntarsi sul petto in vista della consultazione elettorale per il rinnovo dell’europarlamento.

Insomma, come già successo in altre occasioni, la riforma Calderoli sull’autonomia differenziata continua a scivolare proprio sui Lep, tanto che il deputato Ubaldo Pagano commenta «Se fosse confermato nel testo approvato sarebbe la prova che tutta la narrazione sull’Autonomia differenziata si regge sul nulla. Una chiara operazione per solleticare l’elettorato nordista della Lega che almeno per un anno non produrrà nulla».

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