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lunedì 27 Maggio 2024
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Banca popolare di Bari: 88 indagati, tra vertici e responsabili di filiale, per una truffa da 8 mln

È di truffa l’accusa a carico di 88 persone, tra vertici e responsabili di filiale della Banca popolare di Bari, indagati nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di finanza del comando provinciale del capoluogo pugliese.

Gli indagati, in concorso tra loro e in relazione alle rispettive funzioni, avrebbero truffato gli investitori per un importo complessivo di oltre 8 milioni di euro.

Tra gli ex vertici della Banca popolare di Bari raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini vi sono Marco Jacobini, 78 anni, già presidente del Consiglio di amministrazione; Gianluca Jacobini, 47 anni, figlio del primo, già direttore generale di fatto e condirettore; Vincenzo Figarola De Bustis, 74 anni, già direttore generale; Giorgio Papa, 68 anni, già consigliere e amministratore delegato.

Agli 88 indagati è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini partite a seguito delle denunce presentate nel tempo da 176 persone indotte, attraverso artifizi e raggiri e approfittando della particolare situazione di vulnerabilità, all’acquisto di prodotti finanziari “illiquidi” e ad elevata rischiosità emessi dalla Banca popolare di Bari.

Le indagini hanno permesso di accertare che gli indagati non avrebbero fornito agli investitori notizie appropriate per effettuare consapevolmente le proprie scelte di investimento.

In particolare, gli indagati avrebbero manipolato il questionario di profilatura del rischio così da porre le basi per la successiva collocazione di strumenti finanziari evidentemente inadeguati alle caratteristiche personali e agli obiettivi della persona offesa. Non avrebbero, inoltre, raccolto tutte le informazioni necessarie alla valutazione dell’adeguatezza dello strumento finanziario da collocare in relazione all’esperienza, alla conoscenza e agli obiettivi di investimento della clientela a cui avrebbero consegnato, al momento dell’esecuzione degli ordini, tutta la documentazione prevista dalla legge. Gli investitori non sarebbero stati nemmeno informati sulla natura illiquida e particolarmente rischiosa del titolo, non negoziato su mercati regolamentati e caratterizzato da un’alea, che doveva essere specificatamente rappresentata.

E ancora, agli indagati è contestata la predisposizione e l’utilizzo di un modello di questionario di profilatura dei clienti che agevolava l’attribuzione all’investitore di un profilo di rischio sintetico medio/medio-alto, adeguato al collocamento di azioni proprie della Banca popolare di Bari; l’attribuzione fraudolenta ai clienti di strumenti finanziari di un livello di rischio sintetico minore rispetto a quello attribuito alle azioni, quotate e non quotate, di banche terze, al fine di manipolare la valutazione di adeguatezza/appropriatezza delle operazioni di investimento dei clienti; l’indicazione nel prospetto di vendita degli strumenti finanziari di informazioni poco chiare sui fattori di rischio degli stessi; l’attuazione di procedure inadeguate finalizzate alla trattazione degli ordini di vendita in palese violazione della parità dei soci con conseguente impossibilità di vendere le azioni stesse nel momento in cui vi era la possibilità.

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