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venerdì 23 Febbraio 2024
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Banca popolare di Bari, chiesto il rinvio a giudizio per 8 ex top manager: tra loro anche gli Jacobini

Chiesto il rinvio a giudizio per otto ex top manager della Banca popolare di Bari per i reati di falso in bilancio relativamente agli anni dal 2016 al 2018, ostacolo alla vigilanza di Consob e Bankitalia, aggiotaggio bancario a danno degli azionisti, oltre alle accuse di maltrattamenti, estorsione e lesioni personali a danno di un ex manager dell’istituto.

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente Marco Jacobini, per l’ex vice direttore generale Gianluca Jacobini – già a processo per alcuni degli episodi contestati (e qui contestati in concorso con altri indagati) – per Vincenzo De Bustis Figarola, ex direttore generale e amministratore delegato della banca; Giorgio Papa, ex ad; Roberto Pirola, ex presidente del collegio sindacale; gli ex dirigenti Elia Circelli, Gregorio Monachino e Nicola Loperfido.

La settimana scorsa la gip Angela Paola De Santis, su richiesta della Procura, aveva archiviato le posizioni degli ex dirigenti Benedetto Maggi e Giuseppe Marella, indagati per false comunicazioni sociali.

L’Unione nazionale dei consumatori: «Ci costituiremo parte civile»

L’Unione nazionale dei consumatori (Unc) ha annunciato che si costituirà parte civile nell’eventuale nuovo processo penale a carico degli otto tra ex vertici e dirigenti della Banca popolare di Bari per i quali oggi la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

«Questo nuovo filone processuale – afferma in un comunicato l’avvocato Corrado Canafoglia, responsabile nazionale dell’ufficio legale dell’Unc – aumenta le possibilità di risarcimento per i risparmiatori, soprattutto considerato che in uno dei procedimenti in corso la banca era stata esclusa quale responsabile civile».

Oltre a Canafoglia, ad assistere gli azionisti della Popolare di Bari che si sono rivolti all’Unc ci sono gli avvocati Antonio Calvani, delegato dell’Unc Puglia per le crisi bancarie; Ennio Cerio e Valentina Greco.

«In ogni caso – conclude Canafoglia – urge una soluzione anche sul piano politico per aiutare i risparmiatori traditi, soprattutto quelli meno abbienti che hanno perso i risparmi di una vita».

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