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venerdì 19 Aprile 2024
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Bari, eseguito all’Oncologico il 150esimo trattamento di radioembolizzazione di un tumore al fegato

Nell’istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari è stato eseguita, nei giorni scorsi, la 150esima procedura di radioembolizzazione di un tumore del fegato, un intervento che prevede la somministrazione di un farmaco radioattivo, l’ittrio 90, per distruggere il tumore salvaguardando i tessuti sani dell’organo.

Si tratta di una tecnica eseguita in pochi centri in tutta Italia, per la quale l’oncologico barese è punto di riferimento, sia per il numero di trattamenti eseguiti, sia l’esperienza maturata negli anni: la prima radioembolizzazione è stata fatta qui nel 2016.

«In 8 anni, 150 interventi», commenta il direttore generale Alessandro Delle Donne parlando di un «significativo risultato» che «rappresenta una garanzia per i pazienti e motivo d’orgoglio per il personale impegnato, i team di oncologia interventistica e di fisica sanitaria, che possono vantare professionalità e competenze acquisite negli anni, in sala operatoria e al letto del paziente».

La tecnica prevede la somministrazione di un farmaco radioattivo che viene importato dall’estero, nella dose terapeutica specifica per singolo paziente. Il farmaco viene quindi iniettato nell’arteria epatica con una semplice puntura dell’arteria femorale, senza incisioni.

L’intera procedura, durante la quale il paziente è sveglio e vigile, dura appena qualche minuto. Il farmaco iniettato resta attivo per circa 3 mesi e agisce portando alla necrosi del tumore senza danneggiare i tessuti sani del fegato.

Il paziente può essere sottoposto a questo tipo di procedura solo dopo attenta valutazione del team multidisciplinare che lo segue e dopo una prima fase di diagnosi che verifica la fattibilità del trattamento.

L’intera procedura è resa possibile anche grazie alla collaborazione con l’unità operativa di Medicina nucleare del Policlinico di Bari, con la quale l’istituto oncologico ha sottoscritto una specifica convenzione.

Dopo l’intervento, il paziente si sottopone ad una serie di controlli per verificare l’efficacia del farmaco sul tumore.

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