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giovedì 23 Maggio 2024
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Bari, Galimberti racconta l’etica del viandante: appuntamento col filosofo al Petruzzelli

«L’Etica del Viandante», è l’atteso appuntamento che si terrà questa sera (20.30) al Teatro Petruzelli del filosofo e saggista Umberto Galimberti.

L’evento è organizzato da Aurora Eventi ed è già tutto esaurito da diverse settimane.

Ciò che vedremo al Petruzzelli è lo spettacolo con il quale l’intellettuale porta a teatro il suo nuovo omonimo libro di successo, pubblicato lo scorso settembre, che analizza lo sviluppo evolutivo dell’uomo, dall’antichità ai giorni nostri, sul piano della politica, dell’etica, del rapporto con l’altro e con il pianeta.

Galimberti parte dalle due radici dell’Occidente: il mondo greco e la tradizione giudaico-cristiana.

E, secondo Galimberti, per quanto dischiudano orizzonti completamente diversi, entrambi descrivono un mondo dotato di ordine e stabilità. Ma noi viviamo nell’età della tecnica È finito il disincanto dei moderni, che ancora agivano secondo un orizzonte di senso e un fine. La tecnica non tende a uno scopo, non apre scenari di salvezza, non svela la verità: la tecnica funziona. L’etica, come forma dell’agire in vista di fini, celebra la sua impotenza. Il mondo è ora regolato dal fare come pura produzione di risultati.

«L’unica etica possibile – scrive Umberto Galimberti – è quella del viandante. A differenza del viaggiatore, il viandante non ha meta. Il suo percorso nomade, tutt’altro che un’anarchica erranza, si fa carico dell’assenza di uno scopo. Il viandante spinge avanti i suoi passi, ma non più con l’intenzione di trovare qualcosa, la casa, la patria, l’amore, la verità, la salvezza. Cammina per non perdere le figure del paesaggio. E così scopre il vuoto della legge e il sonno della politica, ancora incuranti dell’unica condizione comune all’umanità: come l’Ulisse dantesco, tutti gli uomini sono uomini di frontiera».

Così come si legge nel suo libro Galimberti non ha dubbi: «L’etica del viandante avvia a questi pensieri. Sono pensieri ancora tutti da pensare, ma il paesaggio da essi dispiegato è già la nostra instabile, provvisoria e incompiuta dimora». Nell’età della tecnica non comprendiamo più il mondo a partire da un senso ultimo. La storia non è più inscritta in un fine. L’unica etica possibile è quella che si fa carico della pura processualità: senza meta, come il percorso del viandante. Uno spettacolo da non perdere che pone all’attenzione del pubblico quello che è oggi è il vero senso della vita e come trovare in esso, la barra.

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