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domenica 21 Aprile 2024
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Bari, le mani dei clan sulle spiagge. Così il Comune fece pulizia

Era l’estate 2018 e a gestire le due più affollate spiagge baresi, Pane e pomodoro e Torre Quetta, ma anche le attività ristorative sul molo S. Antonio, c’era la famiglia Malanga, quella di Orlando Malanga, compagno della legale rappresentante della società individuale “Il Veliero”. Due anni dopo il Comune di Bari, a seguito di interdittiva antimafia, ne revocò le concessioni. Altre quattro primavere dopo, di Malanga, dei suoi strettissimi rapporti con i clan Parisi-Palermiti si parla nelle carte che compongono la maxinchiesta Codice Interno, quella che ha svelato le infiltrazioni dei due gruppi mafiosi nelle elezioni comunali del 2019.

Nell’informativa scritta dalla Squadra Mobile (coordinata dal dirigente Filippo Portoghese) della Questura di Bari, si illustra lo «strettissimo rapporto tra elementi di vertice del composito clan Parisi-Palermiti con Orlando Malanga e del consapevole e concreto contributo che egli offre al sodalizio criminale più potente di questo capoluogo: il clan di Japigia».

Poi, gli investigatori entrano nello specifico: «In quanto amministratore “di fatto” della società “il Veliero di Di Modugno Rosa”, già concessionaria di un’autorizzazione comunale nella gestione di servizi nelle spiagge cittadine Pane e Pomodoro e Torre Quetta, Orlando Malanga, ha fatto assumere, su richiesta di Domenico Milella (per la parte Palermiti) e di Giovanni Mastrorilli (per la parte Parisi), due giovani incensurati, ovvero Raffaele Maffei, figlio di Mario detto “Mariolino fefè” (storico affiliato con il grado di “quinta” del capo-clan Savino Parisi) e Michele Mastrorilli figlio di Giovanni (anch’egli affiliato con il grado di “quinta” sotto il “padrino” Savinuccio), al fine di assicurarsi la copertura criminale del clan per la stagione estiva 2018».

Facciamo un passo indietro: nel marzo 2018, “Il Veliero”, ottiene la concessione per la gestione di servizi balneari all’interno dell’area demaniale di Torre Quetta. Il 29 maggio 2018, la Ripartizione edilizia del Comune rilascia l’autorizzazione a realizzare delle strutture amovibili, funzionali ai servizi balneari, da rimuoversi dopo 6 mesi e comunque vincolanti al rilascio del titolo edilizio.

Il 7 giugno 2019, la Ripartizione Sviluppo economico autorizza Il veliero ad affidare alla società Pescobar (con amministratore unico Antonino Palermiti, nipote del boss Eugenio) un gazebo per la somministrazione di alimenti e bevande. Ma i successivi sopralluoghi evidenziano violazioni e inadempienze, contestate con avviso di decadenza della concessione, poi avvenuta a settembre.
Il provvedimento viene impugnato dai Malanga che ottengono la sospensiva dal Consiglio di Stato. E così a maggio 2020 tornano a gestire i chioschi. Viene così avviata dal Comune la procedura dell’informativa antimafia, che si conclude il 29 maggio 2020 con la revoca della concessione per Pane e pomodoro. Stessa sorte tocca all’Adriatica, che deve rinunciare agli affari sul molo S. Antonio.

Nel frattempo, le microspie della polizia registrano il mondo di Malanga e dei clan che si contendono con i Capriati il “pizzo” sulle spiagge dei baresi. A maggio 2018 Mimmo Capriati, nipote del boss del borgo antico Tonino Capriati, pretendeva da Malanga un contributo in danaro o in alternativa la concessione gratuita della gestione di uno dei bar installato su una delle due spiagge cittadine. Saranno i Parisi-Palermiti a tirarlo fuori.

«Né la titolare ufficiale dell’impresa, concessionaria di una pubblica autorizzazione, né tantomeno Malanga (sempre presente fisicamente nella gestione quotidiana delle attività imprenditoriali -denunciano negli atti – si sono rivolti alle pubbliche autorità per denunciare il gravissimo atto criminale posto in essere dal Capriati, la cui storia criminale è nota a tutti i cittadini di questo capoluogo. Piuttosto Malanga, si rivolgeva a soggetti di ambienti criminali di altissimo livello, a lui evidentemente più congeniali».

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