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sabato 20 Aprile 2024
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Droga ed estorsioni: 27 arresti. Ad Altamura tentarono di uccidere un esponente di un clan avverso – VIDEO

Ci sono anche un episodio di estorsione aggravata dal metodo mafioso e un tentato omicidio, avvenuto ad Altamura in pieno giorno, nel marzo 2022, ai danni di un esponente di rilievo di un clan avverso, nelle indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Bari che, da questa mattina, con il supporto dello Squadrone eliportato “Cacciatori Puglia” e del Nucleo cinofili di Modugno, stanno eseguendo ventisette ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese.

Gli indagati avrebbero importato grossi quantitativi di droga dalla Spagna che arrivavano per via aerea, attraverso corrieri ordinari, ad alcuni indirizzi di comodo di Molfetta e San Donato Milanese, per poi essere smistati.

Il narcotraffico era gestito in modo gerarchico da un’organizzazione criminale che faceva capo al boss Giuseppe Annoscia, affiliato del clan Parisi del quartiere Japigia di Bari, e attivo sul territorio di Altamura.

Il gip del Tribunale di Bari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 27 persone: di queste 25 sono state catturate, mentre due sono ricercate. I reati contestati a vario titolo sono di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi, estorsione aggravata e tentato omicidio, ai danni dell’esponente di un clan rivale.

Nel corso delle indagini, che si sono avvalse anche di servizi di osservazione e pedinamenti, sono stati sequestrati 90 chili di Droga, 60 dei quali a Molfetta, un’abitazione, un’automobile e conti correnti, riconducibili a due indagati, per un valore complessivo di 300mila euro.

Fra gli indagati c’è anche Alceste Cavallari, figlio di Francesco, ex numero uno delle Case di cura riunite, che secondo le indagini si sarebbe occupato dell’approvvigionamento della Droga nella provincia di Siviglia, delle operazioni di carico, scarico e trasporto, dell’inserimento nei pacchi di dispositivi Gps e, almeno in un caso, del recupero delle sostanze presso gli indirizzi di comodo. A casa sua sono stati trovati tre chili di hashish, 70 grammi di cocaina e 60 di marijuana.

«Questa è l’ennesima risposta, da parte di procura e carabinieri, di liberazione del territorio di Altamura dai clan. Questo provvedimento chiude un’attività che ha già dato grandissimi risultati», ha commentato il procuratore di Bari, Roberto Rossi. «Le precedenti operazioni – ha aggiunto – sono terminate con molte condanne, in primo e secondo grado, alcune passate in giudicato. Molti collaboratori di giustizia hanno aperto uno sguardo su un territorio economicamente importante che, proprio per questo, doveva essere liberato dai clan. Questo – ha chiarito Rossi – non vuol dire che sia stata eliminata la criminalità, ma che l’azione repressiva è stata efficace. Ora bisognerà dare risposte sociali e culturali affinché i clan non riprendano il controllo».

Il pm della Dda di Bari, Marco D’Agostino, ha ricordato che le attività di repressione su Altamura sono «iniziate nel 2017 con l’operazione Kairos, sono proseguite nel 2019 con Nemesi e nel 2021 con Logos. Questa è l’ultima, che evidenzia un vuoto di potere sul territorio, del quale il clan di Giuseppe Annoscia ha provato ad approfittare».

I carabinieri del comando provinciale di Bari hanno evidenziato che «le diverse attività hanno permesso di notificare oltre 130 misure cautelari nel corso degli anni» e che in quella di oggi sono stati «impegnati oltre 120 militari».

Fra le 27 persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del Tribunale di Bari, c’è anche Alceste Cavallari, figlio di Francesco, ex numero uno delle Case di cura riunite pugliesi.

Il 56enne è accusato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione a fini di spaccio. Dal provvedimento si legge che Cavallari, in concorso con un altro indagato, avrebbe agito in qualità di «fornitore della sostanza stupefacente, del tipo marijuana e hashish, acquistata in territorio spagnolo, adoperandosi nelle varie fasi di carico, scarico e trasporto dello stupefacente». Il coinvolgimento di Cavallari è provato da una serie di intercettazioni telefoniche. Una, in particolare, captata il primo aprile 2022, ha registrato il racconto reso da Cavallari relativamente a una spedizione di droga dalla Spagna all’Italia, affidato a una piattaforma online con la droga occultata in una cassa, trasportata su un furgone fino alla piattaforma logistica nella città di Alcalà de Guadaira, in Spagna, e poi proseguita attraverso una staffetta con altre persone per eludere i controlli. Il tutto monitorato attraverso un dispositivo Gps. Il pacco è poi arrivato in un esercizio commerciale di Altamura, di proprietà della mamma di un altro indagato.

Secondo l’accusa Cavallari, con altri tre indagati, avrebbe importato dalla Spagna «25,52 chili di marijuana e 26,94 di hashish destinati allo spaccio al minuto, con l’aggravante della trasnazionalità». Il gip nell’ordinanza descrive anche «la spiccata capacità criminale» di Cavallari, giustificando la richiesta della misura cautelare in carcere con la possibilità che possa «tornare a delinquere, mantenere i contatti con i sodali, fornitori esteri e acquirenti».

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