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martedì 18 Giugno 2024
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Giustizia riparativa, a Bari il primo Centro di mediazione: la “cura” dopo il reato per ricucire i legami strappati

Giustizia come ricomposizione. Di legami, diritti, di vite spezzate da reati, di fili che cuciono relazioni sociali, comunitarie. È il cuore della giustizia riparativa, che trova nella legge Cartabia la sua più recente cornice normativa e nella mediazione la sua anima. Con l’intento di darvi corpo, grazie a un lavoro di rete dell’assessorato al Welfare, sorgerà a Bari il primo Centro Sperimentale di mediazione per la giustizia riparativa dopo l’introduzione della Cartabia. Il secondo in Italia, dopo quello di Torino aperto nel 1995.

Il bando comunale

Rivolto ad enti del terzo settore, l’avviso è scaduto il 27 maggio: una sola l’offerta pervenuta, che passerà ora alla fase della verifica dei requisiti. Il Centro vuol essere luogo d’incontro tra autore e vittima del reato e, attraverso l’attività di figure professionali formate alla mediazione, con competenze in materia giuridica, pedagogica, psicologica, sociologica e sociale, intende coinvolgere il territorio, costruire relazioni tra attori e comunità, implementare il rapporto tra giustizia riparativa e coesione sociale. Lì dove, fuori dal processo, anche la vittima ha voce e possibilità di farsi sentire.

I punti fondamentali

Il percorso prevede delle condizioni, imposte dallo stesso decreto legislativo numero 150 del 10 ottobre 2022: la partecipazione volontaria, la considerazione dell’interesse di entrambe le parti, il coinvolgimento della comunità, la riservatezza, la proporzionalità dell’esito, l’indipendenza del mediatore, la garanzia del tempo necessario.

Il coinvolgimento dei parenti

Il programma dell’assessorato al Welfare, elaborato da Francesca Bottalico, si fonda sulla creazione di una rete

Garantita la gratuità e l’estensione del progetto anche ai familiari dei “protagonisti”. L’esito riparativo, a conclusione del programma, può essere simbolico (dichiarazioni o scuse formali, impegni comportamentali anche pubblici o rivolti alla comunità, accordi relativi alla frequentazione di persone o luoghi) o materiale (il risarcimento del danno, l’adoperarsi per eliminare o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato o evitare che sia portato a conseguenze ulteriori).

La sicurezza nel confronto

«Quando parlo di sicurezza penso alla necessità di prendersi cura, a partire dai suoi bambini, adolescenti, giovani e anziani, anche di chi ha sbagliato e vuole ricostruirsi una vita. Questo centro – spiega l’assessora al Welfare uscente e ideatrice del progetto, Francesca Bottalico – che oltre il lavoro della Casa della Legalità, i 14 centri diurni per minori a rischio, le esperienze di educatori di strada, favorisce uno spazio di dialogo e confronto, sostenendo le vittime ma nello stesso tempo aiutando gli autori».

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