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venerdì 23 Febbraio 2024
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Pedopornografia online: 28 arresti in tutta Italia. Cinque indagati nel Barese

È di 28 arresti e 51 decreti di perquisizione in 38 province italiane il bilancio di un’operazione diretta dalla procura di Venezia e delegata dal Cncpo, contro la pedopornografia online.

L’operazione, che ha visto impegnati uomini e donne della Polizia postale, ha consentito di arrestare per detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico 28 persone nelle province di Bergamo, Milano (due arresti), Pisa, Rimini (due arresti), Bologna, Cagliari, Ferrara, Napoli (due arresti), Pavia, Perugia, Roma, Sondrio, Venezia (due arresti), Pesaro, Ravenna, Torino (due arresti), Varese, Cremona, Messina, Palermo, Savona.

Altre 23 persone sono state denunciate per diffusione e detenzione di materiale di pornografia minorile nelle province di Bari (cinque indagati), Campobasso, Rovigo, Perugia, Cremona, Milano, Torino (due indagati), Verona, Catania, Roma (due indagati), Trapani, Caserta, Napoli, Parma.

Gli arresti sono stati tutti convalidati e sono state operate 19 misure cautelari.

Nel corso dell’indagine, condotta per oltre sei mesi dagli agenti della Polizia postale di Venezia sotto copertura su una nota piattaforma di messaggistica, «sono stati monitorati circa 130 spazi virtuali, all’interno dei quali erano presenti utenti pedofili da tutto il mondo che scambiavano migliaia di foto e video di abusi su minori, per lo più in tenera età».

Sulla scorta delle risultanze investigative raccolte sono stati chiesti 59 decreti di perquisizione personale e informatica nei confronti di altrettanti utenti residenti in Italia – tutti maschi tra i 16 e i 73 anni -, quelli residenti all’estero sono stati segnalati agli Stati interessati attraverso i canali di cooperazione internazionale di polizia.

Nel corso delle operazioni «sono stati sequestrati numerosi dispositivi informatici contenenti decine di migliaia di file pedopornografici, che saranno oggetto di successiva analisi forense al fine di individuare eventuali, ulteriori utenti coinvolti», concludono gli inquirenti.

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