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domenica 21 Aprile 2024
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Commerciavano prodotti ittici adulterati in tutta Italia: 12 arresti a Bisceglie, indagate altre 6 persone – VIDEO

Diciotto persone sono destinatarie di misure cautelari personali emesse dal gip del Tribunale di Trani, a carico di titolari e dipendenti di aziende ittiche di Bisceglie nell’ambito di un’inchiesta sull’adulterazione di sostanze alimentari, frode e falso nella produzione e commercio di prodotti ittici in tutta Italia.

Tra gli indagati i titolari e i dipendenti di aziende ittiche di Bisceglie, una società di consulenza e un laboratorio privato di Avellino.

L’operazione è condotta dai Nas di Bari coordinati dalla Procura della Repubblica di Trani con il supporto dei competenti comandi provinciali dei carabinieri.

In corso anche alcuni provvedimenti di sequestro, sia impeditivo che per equivalente, anche a carico di alcune delle società coinvolte.

DODICI ARRESTI

Tra i 18 indagati, sono cinque le persone finite in carcere, e sette agli arresti domiciliari. Le altre sei persone coinvolte sono state raggiunte da provvedimenti che prevedono divieto o obbligo di dimora.

Le indagini seguono i nove decreti di perquisizioni eseguiti dai carabinieri del Nas di Bari, con la collaborazione dei colleghi di Napoli, Taranto, Foggia, Campobasso e Salerno, nel maggio dello scorso anno a carico non solo di una impresa ittica di Bisceglie ma anche di due laboratori privati e accreditati di Avellino in cui si svolgevano le analisi sul prodotto lavorato nell’azienda biscegliese. Esami, questi, da cui non sarebbe emersa la presenza di additivi illeciti negli alimenti.

A far partire le indagini della magistratura di Trani, che hanno portato alla iscrizione nel registro degli indagati anche di imprenditori e dipendenti di alcune imprese ittiche, è stata l’intossicazione alimentare che ha colpito una decina di persone in diverse province italiane (tra cui una famiglia di Pezze di Greco) e dovuta al consumo di tonno pinna gialla.

Secondo quanto accertato all’epoca dei fatti, il prodotto ittico, prima della sua immissione in commercio da parte dell’azienda di Bisceglie, sarebbe stato «decongelato e adulterato con sostanze non consentite», riferirono gli investigatori per «esaltarne l’aspetto e il colore ma rendendolo di fatto nocivo per la salute dei consumatori».

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