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martedì 23 Luglio 2024
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Omicidio Tupputi a Barletta, si torna in aula a fine mese: l’imputato potrebbe ritornare in libertà ad ottobre

L’ultima udienza, venerdì scorso, è stata rinviata al prossimo 21 giugno quando sarà ascoltato Enzo Kermol, uno dei consulenti dell’imputato. Si tratta del processo che riguarda l’omicidio del barista barlettano Giuseppe Tupputi, in corso dinanzi alla Corte di assise di Trani. Il titolare del “Morrison’s revolution” è stato ucciso l’11 aprile 2022 nel suo locale. Pasquale Rutigliano, il presunto assassino, è accusato di omicidio volontario, porto abusivo di arma da fuoco e violazione della sorveglianza speciale.

Il dibattimento

Durante il dibattimento sono stati acquisiti atti di indagine, fra cui il video delle telecamere di sorveglianza dell’attività che mostra quanto accaduto, e sono stati ascoltati i testimoni dell’accusa. Tra loro, non solo il suocero di Tupputi, Pietro Musti, che ha assistito al fatto perché si trovava davanti al bar e che per primo ha soccorso la vittima, ma anche gli agenti della Scientifica che hanno eseguito i rilievi, lavorato alla ricostruzione della dinamica dell’omicidio e sulla traiettoria dei proiettili della pistola calibro nove usata per sparare.

La ricostruzione

Tupputi sarebbe stato ucciso solo per aver chiesto al suo assassino di uscire dal bar. Dopo un confronto verbale vicino al bancone, come emerge dalle immagini, Rutigliano ha fatto due passi indietro, estratto la pistola dal borsello e sparato due colpi in rapida successione e un terzo un attimo dopo. I proiettili hanno centrato la vittima al cuore, torace e polmone. Rutigliano è stato fermato a Trani dalla polizia la notte successiva.

Un papà premuroso

Amici e familiari del barista, che ha lasciato la moglie Giusi e due bambine, raccontano di un papà attento e presente. La vedova è assistita dall’avvocato Carmine Di Paola mentre Francesco Piccolo difende la mamma e le sorelle di Tupputi. Claudio e Giuseppe Cioce sono i legali di Pasquale Rutigliano, per il quale a ottobre prossimo finisce la custodia cautelare. Se per allora il processo non dovesse concludersi, potrebbe tornare in libertà.

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