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domenica 21 Luglio 2024
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TedX, tra gli ospiti Pino Maniaci, direttore di Telejato: «Mass media un’arma contro le mafie»

«Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici» Questo aforisma del poeta libanese Khalil Gibran è il profilo whatsapp di Pino Maniaci deus ex machina di Telejato, il giornalista antimafia per antonomasia. Sarà uno degli importanti ospite del TEDx di Barletta che si terrà sabato nella cittadina della Bat. Incontri, confronti e approfondimenti che vedranno salire sul palco personaggi di spicco del panorama nazionale, come Fabio Caressa, Lex Boon e, appunto, Pino Maniaci. La sua lotta contro “cosa nostra” , parte nel 1989 fra i territori di Corleone e Partinico, dopo aver rilevato una piccola tv libera, appunto Telejato, in crisi economica che stava per chiudere i battenti.

Pino Maniaci, cos’è oggi la mafia?

«Un corpo intermedio fra Stato, imprenditoria e politica. E la stampa, quella vera, è l’unico modo di tenere sempre un “riflettore acceso” su questa sciagura tutta italiana. Solo un giornalismo d’inchiesta, quello che una volta si diceva che consumasse le scarpe del cronista, può essere un vero deterrente a questo sporco fenomeno».

È paragonabile la mafia siciliana di oggi alla cosiddetta quarta mafia foggiana?

«La Puglia già negli anni ‘80 è stata colpita dal fenomeno mafioso con la sacra corona unita. Ma tutti i territori, dal Salento al Gargano, passando per il barese, erano già inquinati da una criminalità che iniziava ad organizzarsi. Quello di Foggia è un fenomeno che vede coinvolti e divisi tre territori: la mafia garganica, radicata nell’abigeato e ancora antica anche nelle sue manifestazioni di violenza. Poi c’è quella foggiana, che è cresciuta sotto il “cappello” della nuova camorra organizzata, e che oggi dipende sempre dalla camorra ma che ha una sua organizzazione familiare. E poi c’è quella più forte e antica cerignolana. Da sempre autonoma».

Non si è fatto abbastanza per contrastarle?

«È un fenomeno preso sotto gamba dagli organi della giustizia e soprattutto dai cosiddetti professionisti dell’antimafia. Quindi, le cosche criminali crescono, formano nuove alleanze e diventano sempre più forti e minacciose. Io ricordo sempre il film “Palermo- Milano solo andata”.cOggi senza ombra di dubbio si potrebbe declinare lo stesso film col titolo “Palermo- Foggia sola andata”. Ecco perché insisto nel dire che i media sono l’unica grande arma a disposizione per combattere questo stato di cose che potrebbe diventare irreversibile».

La politica è stata troppo assente?

«No, collusa. Lo dirò anche al Tedx: la mafia fa comodo che esista, perché altrimenti non potrebbero esistere i professionisti dell’antimafia, che guadagnano un sacco di quattrini».

Lei parla dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione come ultimi possibili organi vigilanti di un Paese in balìa del malaffare. Ma sa quante emittenti libere sono state chiuse con la riforma del digitale?

«E a me lo dice? Quella che loro chiamano informazione è stata spartita fra i grandi network. Telejato me l’avevano chiusa perché non rispondeva ai dettami economici della riforma. Ma dopo una sottoscrizione pubblica, inaspettatamente, sono arrivati i soldi, 40mila euro, grazie soprattutto alla Fondazione De Curtis di Napoli (dedicata a Totò, ndr) e ho potuto riaccendere la nostra tv. Ora Telejato continua a esistere ma bisogna pagare quasi tremila euro al mese per stare sul Mux Rai o Mediaset. La vera informazione è altra e la possiamo e la dobbiamo fare anche noi. In Puglia, ed in particolare nel foggiano, avete ancora molto da lavorare e questo spazio che mi avete concesso vi fa molto onore».

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