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venerdì 19 Luglio 2024
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Distretti al Sud: cresce l’export. Positivi i dati pugliesi trainati dall’ortofrutta

È aumentato nel primo trimestre l’export dei distretti industriali del Mezzogiorno, segnando un +18,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È quanto si evince dal report trimestrale del centro studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che monitora periodicamente proprio l’attività industriale, con un focus particolare per il Sud.

I numeri emersi sono particolarmente incoraggianti per l’intera macro area ma soprattutto per la Puglia. Anche il solo fatto che siano stati superati i livelli pre-pandemici fa ben sperare rispetto al proseguo dell’anno. Il confronto con il Centro-Nord è meno drammatico rispetto ad altri indicatori, essendoci una differenza di solo l’1,2% tra il dato meridionale e quello nazionale. Sul risultato influisce anche la dinamica di rialzo dei costi.

Nel primo trimestre di quest’anno, infatti, l’indice dei prezzi alla produzione sul mercato estero per le attività manifatturiere ha infatti registrato una crescita dell’11,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 12,3% nel confronto con il 2019. Il balzo dei prezzi si rileva anche in alcuni settori ad alta intensità distrettuale del Mezzogiorno come le industrie alimentari (+8,5% rispetto al primo trimestre 2021), dove il comparto più interessato è quello dell’olio (+18,5%), seguito dai prodotti a base di carne (+13,9%), pasta e dolci (+12,1%), riso e farine (+10,7%); anche gli altri comparti registrano aumenti, ma inferiori alla media di settore.

Prezzi alla produzione in crescita sui mercati esteri anche per le industrie tessili (+10,2%), del legno (+13%), della meccanica (+7,1%) e dell’elettronica (+6,4%). Tra le filiere distrettuali che si collocano già oltre i livelli pre-pandemici spicca l’agro-alimentare (+31,2% rispetto al primo trimestre 2019). Nel Mezzogiorno si contano ben quindici distretti appartenenti a questo macrosettore, di cui 14 chiudono il primo trimestre dell’anno con livelli di export superiori al periodo pre-Covid, con la sola esclusione dell’ortofrutta e conserve del foggiano (-27,7%).

Spicca tra tutti per le migliori prestazioni l’ortofrutta del barese, che cresce a tre cifre rispetto allo stesso periodo del 2019, ma anche rispetto al 2021, grazie alle maggiori vendite verso Algeria e Turchia. Vanno molto bene anche l’alimentare napoletano (+48,6% vs. I trim 2019), le Conserve di Nocera (+13,6%), la mozzarella di bufala campana (+47,2%), l’agricoltura della piana del Sele (+27,8%), l’olio e pasta del barese (+36,7%) e l’Alimentare di Avellino (+20,8%), tutti con valori delle vendite all’estero che superano di oltre 10 milioni di euro quelle del primo trimestre del 2019. Positivo complessivamente l’andamento del sistema casa (+25,8% la variazione rispetto al primo trimestre 2019), che prosegue nel beneficiare della crescente attenzione all’ambiente domestico indotta dalla pandemia.

Si collocano su livelli superiori rispetto al pre pandemia tre distretti su nove: le calzature di Casarano (+26,9%), le calzature del nord barese (+3%) e l’abbigliamento del barese (+3,9%). Negativo il dato della meccatronica del barese rispetto al primo trimestre 2019 (-3,3%) e in pareggio rispetto allo stesso periodo del 2021, condizionato, in particolare, dalle minori vendite di componentistica auto. Ritardi importanti per il Sughero di Calangianus (-20,7% vs. I trim 2019). L’analisi per mercati di sbocco mostra il maggiore peso delle esportazioni verso i mercati maturi (oltre il 70%). I paesi in cui l’export dei distretti del Mezzogiorno ha registrato la crescita maggiore in valore rispetto al primo trimestre 2019 sono gli Stati Uniti (+79 milioni, in particolare concentrati nel sistema casa), la Germania (+76 milioni, in primis meccatronica) e, tra gli emergenti, l‘Algeria (+82 milioni). Mostrano, invece, un calo rispetto al periodo pre-Covid le vendite verso Svizzera (-26 milioni, in particolare nel sistema moda) e Regno Unito (-42 milioni, in primis meccatronica e conserve). Le esportazioni del primo trimestre 2022 dei Poli tecnologici del Mezzogiorno si collocano, complessivamente, oltre i livelli pre-Covid (+6,5% rispetto al primo trimestre 2019). In crescita il Polo farmaceutico di Napoli (+51%) e i poli Ict dell’Aquila (+8,3%) e di Catania (+19%).

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