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martedì 16 Aprile 2024
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Faida del Gargano, Solitro ucciso perché voleva gestire da solo i canali della droga – VIDEO

Sarebbe riconducibile alla volontà di consolidare l’egemonia criminale del clan “Raduano-Perna” nel territorio di Vieste l’omicidio di Marino Solitro, commesso il 29 aprile del 2015 nella cittadina balneare.

L’uomo venne raggiunto da due colpi di fucile calibro 12 nei pressi della sua abitazione e “finito” brutalmente con un violento colpo alla testa praticato con il calcio dell’arma. È lo scenario che hanno ricostruito i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Foggia che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo, a carico di due persone, Danilo Pietro Della Malva e Giovanni Iannoli, ritenute, al momento, gravemente indiziate di omicidio premeditato, porto illegale di armi da fuoco e ricettazione, in concorso, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Gli investigatori (carabinieri e Dda) ritengono di aver individuato il movente del delitto efferato. La vittima sarebbe stata eliminata poiché era accusata di rifornirsi di stupefacente da canali di approvvigionamento diversi da quelli imposti dalla organizzazione mafiosa e di avere fatto, in passato, ricorso alle forze di polizia per denunciare i comportamenti criminosi di un affiliato.

Nel corso delle investigazioni dei carabinieri è stata anche configurata la dinamica dell’assassinio, compiuta simultaneamente all’incendio doloso di due auto, una azione con lo scopo di creare un diversivo e di far convergere le forze di polizia lontano dal luogo dell’agguato.

In base a quanto riscontrato dagli inquirenti nella fase delle indagini preliminari, il delitto si inquadrerebbe nell’ambito di una faida, che ha visto il susseguirsi di numerosi fatti di sangue in una cruenta spirale di violenza, sviluppatasi dal 2015 nell’area garganica per la gestione delle attività illecite, molto lucrose, in particolare il traffico di sostanze stupefacenti e le estorsioni. Fondamentale per la ricostruzione dei fatti è stato l’apporto dei collaboratori di giustizia, che hanno deciso di fornire un importante contributo in seguito ai duri colpi inferti ai clan mafiosi del territorio grazie alle operazioni coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

«La ricostruzione del delitto è stata possibile grazie alle testimonianze di importanti collaboratori di giustizia, appartenenti al contesto criminale viestano», ha affermato il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Francesco Giannella, nel corso della conferenza stampa per annunciare gli arresti di Della Malva e Iannoli, ritenuti gli esecutori dell’omicidio nel 2015 del 50enne Marino Solitro sulla strada tra Vieste e Peschici, in provincia di Foggia.

Uno dei due arrestati è il cognato della vittima. Della Malva è finito agli arresti domiciliari, Iannoli era già in carcere.

«Le indagini inizialmente hanno interessato la Procura di Foggia, che ha fatto un lavoro straordinario e a cui vanno riconosciuti grandi meriti – ha spiegato Giannella – poi è stato possibile inquadrare quel fatto nel contesto della criminalità organizzata e il fascicolo è passato in mano alla Dda, che ne ha rilevato il metodo mafioso e la finalità di agevolare la criminalità viestana».

Giannella ha ulteriormente sottolineato l’importanza dei collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso Della Malva: «Sul Gargano l’omertà vige sovrana, ma i collaboratori di giustizia diventano tali perché subiscono una forte e incessante pressione dello Stato, che li convince a parlare».

L’omicidio si inserì in un contesto di divisione all’interno della criminalità di Vieste ed ebbe un movente definito dagli inquirenti “peculiare”, ovvero la denuncia formale presentata da Marino Solitro nei confronti di un affiliato al clan che forniva droga a suo figlio. «Oggi abbiamo risolto un cold case – ha aggiunto il sostituto procuratore della Dda Ettore Cardinali – che ci ha permesso di ricostruire le divisioni nella criminalità garganica dopo l’omicidio di Angelo Notarangelo del 2015, che di fatto ha spaccato il clan tra viestani e mattinatesi».

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