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sabato 20 Aprile 2024
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Grano, agricoltori pugliesi incontrano il ministro Lollobrigida: «La “sovranità alimentare” sia concreta» – VIDEO

«All’incontro di ieri, al ministro abbiamo ribadito che è arrivato il momento di dare concretezza a quella “sovranità alimentare” che, al momento, è sconfessata dall’anarchia di un mercato che globalizza le speculazioni e mortifica chi produce facendo qualità, attenendosi a standard precisi per la salubrità del grano e degli altri prodotti agricoli che fanno grande il made in Italy nel mondo». Così Gennaro Sicolo, presidente di Cia – Agricoltori italiani Puglia, a margine dell’incontro avvenuto ieri con il ministro dell’Agricoltura e del Made in Italy, Francesco Lollobrigida, avvenuto ieri a Roma.

«L’incontro di ieri – aggiunge Sicolo – ha avviato un percorso di concertazione sul dossier grano. Il ministro ha preso degli impegni precisi. L’auspicio è che quegli impegni, in un percorso condiviso di operatività e collaborazione, trovino un riscontro concreto in un cronoprogramma serrato. Noi non molliamo la presa – prosegue il presidente di Cia Puglia -. Occorre continuare una battaglia che, finora, è riuscita a coinvolgere 500mila cittadini, con l’adesione di 30 comuni pugliesi alla nostra piattaforma di proposte, e con la sottoscrizione della nostra petizione nazionale arrivata a 51mila firme».

Durante l’incontro con il ministro Lollobrigida, Cia Puglia ha chiesto l’attivazione immediata del Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro; l’avvio di una campagna di promozione per la pasta 100% italiana, l’apertura di un tavolo di concertazione di filiera per l’avvio delle misure di Granaio Italia e del registro telematico e aiuti per 300 euro a ettaro per tre anni ai produttori di grano tenero.

All’incontro ha partecipato una delegazione Cia, guidata dal presidente nazionale Cristiano Fini, insieme ad alcuni agricoltori e i rappresentanti di Anci Puglia.

«Le importazioni di grano duro in Italia, negli ultimi 4 mesi, sono aumentate di ben 396mila tonnellate. Sappiamo che l’import è inevitabile – dice Sicolo -, ma siamo convinti che ad esso vadano posti dei limiti, che debbano essere controllate e monitorate provenienza, quantità e salubrità di ciò che arriva nei porti italiani».

Il grano, prosegue, «è l’emblema di ciò che sta accadendo anche per l’ortofrutta, l’olio d’oliva e tutti i maggiori prodotti d’eccellenza dell’agricoltura italiana con un abnorme ricorso alle importazioni che deprezzano il valore sociale, qualitativo ed economico riconosciuto al lavoro straordinario dei produttori italiani, costretti a correre la maratona del mercato globale con la zavorra di condizioni fiscali, logistiche, burocratiche e di costi di produzione che mortificano tutti i loro sacrifici. Sono costretti a indebitarsi, sopportano un rischio d’impresa cresciuto in modo esponenziale a causa dei cambiamenti climatici, e vengono ripagati come? Con prezzi da fame, mentre gli altri anelli della filiera, basti pensare alla pasta e al pane, incassano profitti crescenti. Noi non siamo contro gli altri componenti della filiera, vogliamo però che la catena del valore abbia una distribuzione più equa, capace di assicurare una giusta remunerazione ai produttori, che sono base e fondamenta di tutte le filiere alimentari italiane di qualità», conclude Sicolo.

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