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sabato 13 Aprile 2024
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Bancarotta fraudolenta, maxi operazione della Guardia di finanza di Milano: perquisizioni anche nel Leccese – VIDEO

Perquisizioni anche nella provincia di Lecce nell’ambito di un’indagine su bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e trasferimento fraudolento di valori.

L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dai finanzieri del comando provinciale del capoluogo lombardo, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale e reale nei confronti di sei persone (di cui tre in carcere, una agli arresti domiciliari e due destinatari di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria). Sottoposto anche a sequestro preventivo l’intero capitale sociale di una società che possiede un immobile del valore di 2,8 milioni di euro.

È in corso anche l’esecuzione di un ulteriore decreto di sequestro preventivo emesso in via d’urgenza dal Pubblico ministero, riferito ai beni nella disponibilità di uno degli indagati tratti in arresto, di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati; il citato provvedimento finalizzato alla cosiddetta confisca allargata riguarda, in particolare, una villa a due piani di 700 metri quadrati circondata da un ampio giardino di 5mila metri quadrati all’interno di un residence di Casatenovo, in provincia di Lecco del valore di oltre 2 milioni di euro.

Le indagini hanno consentito di ricondurre la reale proprietà del complesso immobiliare, situato nel comune di Calco in provincia di Lecco, a due persone con numerosi precedenti per reati economico-finanziari di natura fraudolenta (bancarotta, frode fiscale, riciclaggio, abusivismo finanziario) e in contatto con soggetti appartenenti a consorterie di ‘ndrangheta.

Gli indagati, si legge in una nota della Guardia di finanza, avrebbero fatto ricorso a prestanomi, veicoli societari fittizi e articolati negozi giuridici per riciclare capitali illeciti provenienti da reati tributari e fallimentari e per eludere le misure di prevenzione patrimoniale previste dalla normativa antimafia.

Nel corso delle indagini, sono inoltre emerse ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche a carico di una delle società riconducibili agli indagati, che aveva richiesto una contribuzione pubblica erogata da Simest S.p.A., del valore di oltre un milione di euro, per la metà circa già incassato, in relazione ad attività di internazionalizzazione nei contesti geografici dell’Ucraina, della Russia e dell’Albania, che sarebbero risultate fittizie.

Oltre che nel Leccese, perquisizioni sono state eseguite nelle province di Milano, Torino, La Spezia, Monza-Brianza e Napoli.

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