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giovedì 13 Giugno 2024
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Custodia cautelare, Bellomo visita il carcere di Lecce: «Stop agli abusi. Perché i Cariddi ancora in cella?»

«Custodia cautelare in carcere solo nei casi di estrema necessità». Lo dichiara il deputato della Lega Davide Bellomo in visita al carcere di Lecce.

«Ho potuto apprezzare l’ottimo lavoro che sta svolgendo la dottoressa Rita Monica Russo, direttrice della casa circondariale salentina, e la sua squadra di lavoro», sottolinea il parlamentare che poi si sofferma sull’istituto della custodia cautelare.

«Durante l’incontro con alcuni detenuti – continua Bellomo – non ho potuto fare a meno di constatare una volta di più quanto sia prezioso l’impegno della maggioranza, ribadito dal ministro Carlo Nordio, di applicare rigorosamente la custodia cautelare in carcere ai soli casi nei quali sia davvero necessaria per la tutela della collettività. D’altronde è la legge stessa a prevedere espressamente che la misura restrittiva della libertà personale vada applicata, come extrema ratio, nei soli casi di pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Purtroppo spesso si assiste a un uso smodato della custodia cautelare, anche in assenza chiara di detti requisiti».

Il deputato leghista, a tal proposito, cita la vicenda dei fratelli Pierpaolo e Luciano Cariddi, gli ex sindaci di Otranto detenuti dallo scorso 12 settembre.

«L’esigenza non sembra ricorrere, ad esempio, nel caso di Luciano Cariddi, l’ex sindaco di Otranto, in carcere assieme al fratello Pierpaolo da oltre tre mesi nell’ambito di un’inchiesta della procura di Lecce. Nell’attesa di vagliare nel processo la fondatezza delle accuse, desta non poche perplessità il protrarsi in questo caso, come in tanti altri, della detenzione preventiva. Il contesto ambientale, a seguito delle dimissioni del primo cittadino e del commissariamento del comune di Otranto, è profondamente mutato. Prevedere misure alternative al carcere per persone che, secondo la Costituzione Italiana, sono innocenti fino a sentenza definitiva, è prima un dovere morale e poi, se qualcuno se ne ricorda ancora e non interpreta i codici in maniera vessatoria, un obbligo di legge».

I fratelli Pierpaolo e Luciano Cariddi erano stati arrestati nell’ambito dell’indagine denominata Hydruntiade con l’accusa di essere capi e organizzatori di un sodalizio che condizionava l’azione dell’apparato amministrativo del comune di Otranto grazie alla complicità di altre figure che ricoprivano ruoli cruciali negli uffici tecnici. Un vero e proprio “sistema”, come definito dalla gip Cinzia Vergine nelle 958 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, fondato sul do ut des con gli imprenditori per consolidare il proprio bacino elettorale.
Il collegio difensivo dei due indagati, composto da Gianluca D’Oria e Alessandro Dello Russo (Pierpaolo Cariddi) e Viola Messa e Michele Laforgia (Luciano Cariddi) ha presentato un’istanza di sostituzione della pena con i domiciliari. Istanza respinta dalla gip così come è stato respinto anche il successivo ricorso al Tribunale del Riesame.

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