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mercoledì 17 Aprile 2024
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Ruggeri, la Cassazione accoglie la richiesta dei difensori: «L’udienza è da rifare»

Potrebbe tornare libero, dopo cinque mesi di arresti domiciliari, l’ex senatore Totò Ruggeri, 72 anni, di Muro Leccese, ex assessore regionale al Welfare, coinvolto nell’inchiesta “Re Artù” in cui è considerato dagli inquirenti il principale indagato. Lo hanno deciso i giudici della Corte di Cassazione, annullando con rinvio ad una nuova udienza l’ordinanza del tribunale del Riesame di Lecce che, a sua volta, aveva confermato invece i domiciliari ai quali era sottoposto dal 7 luglio scorso, per falso ideologico, traffico di influenze illecite e corruzione elettorale.

I magistrati salentini dovranno ora fissare una nuova udienza, non prima però che vengano depositate le motivazioni sull’annullamento. La decisione dei colleghi romani è maturata mercoledì sera, dopo la discussione in aula, al termine della quale è stato accolto il ricorso dei due difensori, gli avvocati, Giuseppe Fornari e Salvatore Corrado. I due hanno sottolineato la totale assenza delle esigenze cautelari, poiché Ruggeri non ricopre più alcun incarico pubblico (dimessosi da tempo dalla carica di assessore regionale) e poi sarebbe trascorso molto tempo dai fatti contestati dalla Procura. Dunque, secondo la difesa, non vi sarebbe il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Ruggeri è considerato dal pm Alessandro Prontera un personaggio chiave dell’inchiesta, fulcro di un presunto sistema di corruzione che avrebbe attraversato vari settori, da quello sanitario (incluso quello della procreazione assistita), fino ai concorsi pubblici, i consorzi di bonifica, per finire alla gestione del bacino elettorale. “Le indagini – si legge nell’ordinanza – hanno mostrato il potere di Ruggeri di infiltrarsi nei gangli della pubblica amministrazione, come nei consorzi di bonifica, ricevendo in cambio favoritismi secondo meccanismi clientelari”. Al centro del rapporto tra Totò Ruggeri, Suor Margherita Bramato, direttrice dell’ospedale di Tricase e il Direttore Generale della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, ci sarebbe uno scambio di favori e di posti di lavoro.

Secondo il pm il 72enne di Muro Leccese, assessore al welfare, e il medico Elio Vito Quarta, “stringevano un patto corruttivo”, grazie alla collaborazione del commercialista Giantommaso Zacheo allo scopo di accreditare il centro privato “Prodia” di Muro Leccese all’esercizio dell’attività di procreazione assistita.

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