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sabato 25 Maggio 2024
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Popolare di Bari, doveva essere la banca del Sud. I conti però ancora non tornano

Le dimissioni di Giampiero Bergami dalla guida della Popolare di Bari affossano ulteriormente le speranze di rilancio dell’Istituto. Sullo sfondo i 69 mila azionisti che attendono risposte e 228 milioni da trovare entro l’anno, quando andranno rimborsate le obbligazioni. Il 3 novembre proprio Bergami, ascoltato in commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, denunciò un debito di 1,5 miliardi di euro e il 155,5% di rapporto tra i costi e i ricavi. Una situazione ereditata non riconducibile a lui ma che ben delineano i ristretti spazi di movimento per il rilancio. Il passo indietro dell’amministratore delegato, molto probabilmente, è da ricondurre anche alla mancata acquisizione degli sportelli meridionali di Monte dei Paschi di Siena. Sarebbe stato un primo passo verso la costituzione di una banca del Sud della quale il sistema produttivo sente fortemente l’esigenza. Su chi succederà a Bergami si concentrano ora le principali attenzioni. Difficilmente sarà Cristiano Carrus, non ben visto soprattutto dal Movimento Cinque Stelle. Un ruolo quello della politica che continua a rimanere centrale nelle dinamiche della banca. Mediocredio centrale, che ha in mano il 94,7% delle quote, dovrà decidere il prima possibile e non è escluso che il nuovo ad venga individuato nella governance stessa della banca.

Solo tre mesi fa, però, un altro dirigente aveva alzato bandiera bianca. «Mi dimetto per motivi personali» affermò Alberto Beretta a luglio quando si dimise da responsabile dell’area credito e rischi. In estate era stata la volta di Luca Aniasi e Gandolfo Spagnuolo, presidente e componente del collegio sindacale.
Gli anni d’oro in cui si faceva a gara per far parte della Popolare di Bari sono da tempo un lontano ricordo.

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