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sabato 13 Aprile 2024
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Omicidio di Cosimo Nardelli a Taranto: fermate 4 persone. Il mandante sarebbe il fratello della vittima – VIDEO

Quattro persone sono state fermate dagli agenti della Questura di Taranto con l’accusa di aver ucciso, il 26 maggio scorso, il 61enne Cosimo Nardelli.

I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura distrettuale di Lecce e dalla Procura della Repubblica del capoluogo ionico. I quattro sono tutti tarantini.

Tra i quattro fermati per l’omicidio di Nardelli c’è suo fratello Tiziano, sospettato di essere il mandante dell’agguato insieme a Paolo Vuto. Cosimo Nardelli, detto Mimmo, pregiudicato, è stato ucciso sotto casa con due colpi di pistola all’addome, la sera del 26 maggio in via Cugini. L’autore materiale dell’omicidio sarebbe Cristian Aldo Vuto (figlio di Paolo), mentre Francesco Vuto avrebbe guidato lo scooter con il quale entrambi erano giunti sul luogo dell’omicidio.

Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricercare nei contrasti legati alla gestione di un’azienda agricola della quale erano soci il figlio della vittima, il fratello Tiziano e la moglie di quest’ultimo. Nardelli era tornato in libertà ad agosto dello scorso anno dopo aver scontato 17 anni di carcere in seguito alla condanna per concorso nell’omicidio del 27enne Alessandro Cimoli, ammazzato con alcune coltellate il 31 agosto del 2006 all’uscita di una masseria abbandonata nelle campagne tra Faggiano e Talsano.

La polizia ha notificato anche un quinto provvedimento di fermo nei confronti di Ramazan Kasli, di origini albanesi, accusato, insieme a Paolo e Cristian Aldo Vuto, del tentato omicidio di Cristian Troia, di 24 anni, raggiunto da un colpo di pistola al ginocchio la notte tra il 12 e il 13 aprile scorsi mentre si trovava in piazza Pio XII. Il giovane sarebbe stato punito per aver chattato con l’ex fidanzata di uno degli indagati. Kasli una quindicina di giorni fa era finito ai domiciliari dopo essere stato trovato in possesso in una pistola. I provvedimenti sono stati eseguiti dagli agenti della squadra mobile guidati dal dirigente Cosimo Romano, nell’ambito delle indagini coordinate dai pubblici ministeri Milto Stefano De Nozza della Dda di Lecce, e Francesco Sansobrino della procura di Taranto.

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